Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
15 - 21 Gennaio 2006
Tempo Ordinario II, Colore verde
Lezionario: Ciclo B | Anno II, Salterio: sett. 2

I Santi del giorno

Venerdì 20 gennaio 2006

San Fabiano

papa e martire (Memoria facoltativa)

BIOGRAFIA

San Fabiano, papa.

Eletto vescovo della Chiesa di Roma nel 236. Poco si legge nella storia di lui, quasi sconosciuto prima dell'elezione al Pontificato, ma è celebre per il modo con cui fu eletto a reggere la cattedra di S. Pietro. Nonostante le minacce di persecuzione, organizzò il piano religioso della Roma cristiana, dividendo la città in sette quartieri, amministrati ciascuno da un diacono. Egli fu una delle prime vittime della persecuzione di Decio, che lo considerava come un nemico personale ed un rivale. Fu coronato con il martirio nel 250 e fu sepolto nel cimitero di S. Callisto.

MARTIROLOGIO

San Fabiano, papa e martire, che da laico fu chiamato per grazia divina al pontificato e, offrendo un glorioso esempio di fede e di virtù, subì il martirio durante la persecuzione dell'imperatore Decio; san Cipriano si felicita del suo combattimento, perché diede una testimonianza irreprensibile e insigne nel governo della Chiesa; il suo corpo in questo giorno fu deposto a Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto.

DAGLI SCRITTI...

Dalle "Lettere" di san Cipriano, vescovo e martire
Quando fu informato della morte di papa Fabiano, san Cipriano scrisse ai presbiteri e ai diaconi di Roma questa lettera: "Era ancora incerta da noi la notizia della morte di quel santo mio confratello nell'episcopato, e le informazioni oscillavano dubbie, quando ricevetti da voi la lettera, mandatami per mezzo del suddiacono Cremenzio, dalla quale venivo pienamente informato della sua gloriosa morte. Allora esultai perché all'integrità del suo governo era seguita una nobile fine.
A questo riguardo, mi rallegro moltissimo anche con voi, perché onorate la sua memoria con una testimonianza così solenne e splendida, facendo conoscere anche a noi la memoria gloriosa che voi avete del vostro vescovo e offrendo anche a noi un esempio di fede e di fortezza. Infatti, quanto é dannosa per i sudditi la caduta di chi é a capo, altrettanto invece é utile e salutare un vescovo che si offre ai fratelli come esempio di fermezza di fede".
Sembra che prima ancora di ricevere questa lettera, la chiesa di Roma offrisse alla chiesa di Cartagine la seguente testimonianza della sua fedeltà nella persecuzione: "La chiesa resiste forte nella fede. E' vero che alcuni, o perché impressionati dalla risonanza che avrebbero potuto suscitare a causa della loro alta posizione sociale, o per via della fragilità umana, hanno ceduto, tuttavia, per quanto ormai separati da noi, non li abbiamo abbandonati nella loro defezione, ma li abbiamo aiutati e ancora siamo loro vicini perché si riabilitino mediante la penitenza e ricevano il perdono di colui che lo può concedere.
Se, infatti, noi li lasciassimo in balia di se stessi, la loro caduta diventerebbe irreparabile. Cercate di fare anche voi altrettanto, fratelli carissimi, porgendo la mano a coloro che sono caduti perché si rialzino. Così se dovessero ancora subire l'arresto, si sentiranno forti per confessare questa volta la fede e rimediare all'errore precedente. Permetteteci di ricordarvi anche qual é la linea da seguire su un altro problema. Coloro che cedettero nella prova, se infermi, e purché pentiti e desiderosi della comunione con la chiesa, devono essere soccorsi. Le vedove e altri impossibilitati a presentarsi spontaneamente, come pure quanti si trovano in carcere o lontani dalle loro case, devono trovare chi provveda loro. Nemmeno i catecumeni colpiti dalla malattia devono rimanere delusi nelle loro attese di aiuto. Vi salutano i fratelli che sono in carcere, i presbiteri e tutta la chiesa, la quale con la massima sollecitudine vigila su tutti coloro che invocano il nome del Signore. Ma anche noi domandiamo il contraccambio del vostro ricordo".(Lett. 9, 1 e 8, 2-3; CSEL 3, 488-489.487-488)



Nota del messale

San Fabiano, papa e martire
Fabiano, papa per quasi quindici anni (236-250/251), organizzò la Chiesa di Roma in sette circoscrizioni ecclesiastiche, affidando ciascuna di esse a un diacono. Subì il martirio durante la persecuzione dell’imperatore Decio e fu sepolto nel cimitero di Callisto. Sia la Depositio martyrum (336) sia il Martirologio geronimiano (sec. V-VI) lo ricordano il 20 gennaio.

Dal Comune dei martiri: per un martire, o dal Comune dei pastori: per un papa.

Colletta propria

O Dio, gloria dei tuoi sacerdoti, donaci, per l’intercessione del tuo martire san Fabiano, di crescere nella comunione dell’unica fede e nel degno compimento del nostro servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

San Sebastiano

martire (Memoria facoltativa)

BIOGRAFIA

San Sebastiano

San Sebastiano, martire, che, originario di Milano, venne a Roma, come riferisce sant'Ambrogio, al tempo in cui infuriavano violenze persecuzioni e vi subì la passione; a Roma, pertanto, dove era giunto come ospite straniero, ebbe il domicilio della perpetua immortalità; la sua deposizione avvenne sempre a Roma "ad Catacumbas" in questo stesso giorno.

MARTIROLOGIO

A Roma, alle Catacombe, san Sebastiano Martire, il quale, sotto l'Imperatore Diocleziano, avendo il comando della prima coorte, a motivo della fede cristiana fu fatto legare ad un palo in mezzo all'accampamento e saettare dai soldati, e finalmente percuotere con bastoni, finché non rese lo spirito. (sec. IV)

Nota dal messale

Sebastiano, stimando la fedeltà a Cristo al di sopra di ogni onore militare, accettò di essere radiato dai quadri dell’esercito e subì la morte durante la persecuzione di Diocleziano (303-305 ). Fu sepolto nelle catacombe romane che da lui presero il nome. La Depositio martyrum (336) lo ricorda il 20 gennaio.

Dal Comune dei martiri: per un martire, pp. 716-717.

Colletta

Donaci, o Signore, lo spirito di fortezza, perché, sostenuti dal glorioso esempio del tuo martire san Sebastiano, impariamo a obbedire a te piuttosto che agli uomini. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.