Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
13 - 19 Ottobre 2019
Tempo Ordinario XXVIII, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4

Sant'Edwige

16 Ottobre
Religiosa

BIOGRAFIA

Nacque in Baviera verso l'anno 1174. Ebbe sette figli dal suo matrimonio con il principe di Slesia. Condusse una vita devota, fu benefica verso i poveri e i malati, per i quali fondò diversi ospedali. Il momento più drammatico della sua vita fu quando dovette andare a cercare sul campo di battaglia il figlio primogenito ucciso nello sforzo di contrapporsi all'invasione dei Tartari. Trascorre la sua vedovanza come "oblata" delle Cistercensi di Trebnitz. Faceva tutto per piacere solo a Gesù dal quale attendeva la meritata ricompensa. E questa venne nel 1243. Proclamata santa nel 1267, è considerata particolare patrona della Slesia una delle regioni della Polonia.

MARTIROLOGIO

Santa Edvige, religiosa, che, di origine bavarese e duchessa di Polonia, si dedicò assiduamente nell'assistenza ai poveri, fondando per loro degli ospizi, e, dopo la morte del marito, il duca Enrico, trascorse operosamente i restanti anni della sua vita nel monastero delle monache Cistercensi da lei stessa fondato e di cui era badessa sua figlia Gertrude. Morì a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre.

DAGLI SCRITTI...

Dalla «VIta di santa Edvige» scritta da un autore contemporaneo
Il suo animo tendeva sempre a Dio

Ben sapendo la serva di Dio che le pietre vive, che sono destinate alla costruzione della Gerusalemme celeste, devono essere rifinite in questo mondo a colpi di contrarietà e di umiliazioni, e che per salire alla felicità eterna ed alla patria gloriosa bisogna passare per molt tribolazioni, si espose totalmente ai rovesci delle sofferenze, e senza compassione logorò il suo corpo con molti flagelli. Si macerò infatti ogni giorno con digiuni ed astinenze tali, che molti si meravigliavano come mai una donna così debole e delicata potesse sopportare tormenti di tal genere. Quanto più spesso si dava alla mortificazione del corpo, in cui tuttavia usava intelligente discrezione tanto più speditamente avanzava nel vigore dello spirito e nell'aumento della grazia, continuamente alimentata dal fuoco del divino amore e della devozione. Infatti assai spesso era trasportata in alto e si intratteneva con Dio con desiderio tanto infuocato che, resa insensibile, non avvertiva più la presenza di questo mondo.
Come con la devozione dell'anima tendeva sempre a Dio, così si chinava verso il prossimo con la sua benefica carità. Dava generosamente l'elemosina ai bisognosi, elargiva benefici a comunità e persone religiose, sia fuori che dentro i monasteri, fu munifica con le vedove e gli orfani, coi malati e i deboli, coi lebbrosi e i carcerati, coi pellegrini e le nutrici bisognose di sostentamento. Insomma, concedeva ogni genere di favori e non permise che alcuno se ne andasse da lei senza aver ricevuto aiuto. E siccome questa serva di Dio non trascurò mai di compiere tutto il bene che poteva, Dio le concesse una particolare grazia. Quando si sentiva umanamente del tutto esaurita e priva di forze, con la potenza divina della passione di Cristo riusciva ancora a fare ciò che la necessità del prossimo richiedeva da lei. Perciò a quanti ricorrevano a lei per la salute dell'anima e del corpo, a tutti portava aiuto secondo il beneplacito della divina bontà.(Acta Sanctorum Octobris 8 [1853], 201-202).