Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
10 - 16 Aprile 2022
Settimana Santa , Colore rosso
Lezionario: Ciclo C, Salterio: sett. 2

Commento alle Letture

Giovedì 14 aprile 2022

Senza alcun merito nostro...

La celebrazione che segue immediatamente la “messa del crisma” in cui si benedicono gli oli santi, è la celebrazione della “Messa in coena Domini”. Nella sensibilità collettiva è molto significativo il gesto messo in risalto nel Vangelo di oggi ossia la lavanda dei piedi. È toccante notare come Giovanni racconta con interesse, proprio la scena, il clima di quella sera dell’ultima cena: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, prese un asciugatoio e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto”. Impressionante, nessuna parola accompagna questo gesto eclatante, se non la parola sconvolta di Pietro che non vuole farsi lavare i piedi e la ferma reazione di Gesù che dice: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Quasi per dire che non si può entrare veramente nel cuore dell’Eucarestia senza aderire a questo gesto di amore così grande, che Gesù ci lascia come esempio di amore reciproco, cioè lasciarci lavare i piedi gli uni agli altri. Ecco perché la Pasqua inizia proprio da quei piedi nudi e sporchi. Questo è il vero amore che distrugge la logica del merito, che ci fa anche vivere fino in fondo l’esperienza della Pasqua. “Avendo amato i suoi”…” si può tradire l’amore, ma l’Amore non verrà mai meno, Cristo non è morto per noi perché ce lo meritavamo, ma è morto per noi per amore, senza nessun merito nostro.


Grandi eventi si compiono in questo giorno: la Chiesa (fedeli e presbiteri) si riunisce in mattinata nelle cattedrali con il proprio Vescovo per fare concreta e viva esperienza di unità, memore della preghiera di Cristo che intensamente la chiede al Padre per la sua Chiesa. La stessa unità viene celebrata nel memoriale eucaristico e nell'istituzione del Sacerdozio. La benedizione degli oli santi, che serviranno per l'amministrazione dei sacramenti, avviene nella stessa celebrazione, a testimoniare la premura della Chiesa per i propri fedeli, che si estende per tutto il tempo della vita terrena e diventano veicoli di grazia e segni efficaci di salvezza.
E' un giorno veramente santo questo Giovedì:
- per i sacerdoti è il giorno in cui possono percepire, più che mai, la grandezza del dono ricevuto, che li assimila a Cristo stesso e li rende strumenti di salvezza e dispensatori dei beni di Dio;
- per i fedeli è il nuovo patto indissolubile ed eterno, sancito da Cristo che, per restare sempre con noi, vivo, si rende presente nell'Eucaristia e diventa cibo e bevanda di vita;
- per tutti può essere un giorno in cui la presenza di Dio e il suo amore per l'uomo si rende nel mondo più percettibile e più intenso.
Partecipiamo vivamente alle sacre celebrazioni per poter trarne benefici spirituali.

Apoftegmi - Detti dei Padri

L'abba Antonio scrutava la profondità dei giudizi di Dio; e domandò: «Signore perchè alcuni muoiono dopo breve vita, mentre altri giungono all'estrema vecchiezza? Perché alcuni mancano di tutto, e altri abbondano di ogni bene? Perchè i malvagi sono ricchi, e i buoni schiacciati dalla povertà?». Una voce gli rispose: «Antonio, occupati di te stesso: questi sono i giudizi di Dio e non ti è utile capirli».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

LA MISURA DEL CIBO

Nel caso si fossero eseguiti lavori più pesanti, l'abate avrà piena facoltà, se lo ritiene opportuno, di aggiungere qualcosa, purché assolutamente non si arrivi all'intemperanza e il monaco non sia colto dall'indigestione; nulla infatti è tanto sconveniente a ogni cristiano quanto l'ingordigia, come dice il Signore nostro: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano per l'eccesso di cibo» (Lc 21,34). Ai fanciulli più piccoli non si dia la stessa quantità di cibo, ma inferiore a quella degli adulti; e in tutto si conservi la sobrietà. Quanto poi alle carni di quadrupedi, tutti se ne astengano in modo assoluto, ad eccezione di coloro che sono molto deboli o ammalati.

Cap.39,6-11.