Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
04 - 10 Maggio 2014
Tempo di Pasqua III, Colore bianco
Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 3

Commento alle Letture

Venerdì 09 maggio 2014

Il Pane per vivere.

Gesù, dall’alto della croce prega incessantemente per i suoi crocifissori; sicuramente include in quella preghiera e in quel perdono tutti coloro che nei secoli perseguiteranno la sua Chiesa. Lui che ci chiede di perdonare settanta volte sette, cioè sempre, ci dà l’esempio e la forza per farlo. Quella grazia, implorata da Gesù morente, è giunta e sicuramente e in modo particolarmente efficace a Paolo di Tarso. Lo abbiamo visto giovanissimo, partecipe e testimone del martirio di Santo Stefano. Ora lo stesso Paolo ci racconta del suo zelo e del suo furore verso i cristiani, convinto com’era di adempiere un servizio sacro e dovuto alla sua religione di origine. Cristo e i cristiani erano per lui un pericolo ed una minaccia di eresia da eliminare. La luce del Risorto però lo raggiunge e lo fòlgora sulla via di Damasco mentre, “sempre fremente minaccia la strage”, si accinge a compiere una nuova persecuzione verso i cristiani. Possiamo immaginare la reazione di questo fervente e zelante giudeo quando la luce di Cristo prima lo acceca e lo atterra e poi lo illumina e fortifica nella fede indicàndogli un percorso totalmente opposto a quello che stava conducendo. Sì, prima la cecità, quella di cui ignaro soffriva da tempo e poi lo splendore della fede in Cristo, l’effusione dello Spirito e la missione nuova che l’attende. Sarà lui l’apostolo delle genti, il nostro apostolo. E questa novità e questa missione in modo particolare vuole evidenziare Paolo nella sua narrazione. Egli è, come gli altri apostoli, un inviato da Cristo per una missione speciale. Egli, come gli Apostoli, ha visto il Risorto ed egli è risorto con Cristo con quella particolare modalità sulla via sbagliata di Damasco! Gesù gli dice: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Gesù quindi si identifica nei fedeli perseguitati, in ciascuno di noi: egli è il corpo e noi siamo le sue membra. E nel giudizio finale infatti arriverà a dirci: “In verità, vi dico: tutto quel che avete fatto a uno di questi piccoli l'avete fatto a me”. In questa luce comprendiamo meglio l’affermazione solenne di Gesù: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”. Da Lui sgorga l’energia che illumina Saulo e ne fa un grande Apostolo! È lì, in quel mistero di amore infinito, il germe fecondo che trasforma Saulo da persecutore ad un intrepido araldo del Vangelo e infine fa di lui un martire glorioso. La storia di Paolo, ma possiamo dire la storia di tutti i santi e di tutta la Chiesa, ci convince che dalla comunione intima e profonda con Cristo, con la sua persona divina, dal suo corpo e nel suo sangue sgorga l’energia santa che ricongiunge l’intera umanità a Dio e consente di compiere la sua “opera”. Egli così continua a fare e ad essere presente nella sua Chiesa e nelle sua membra immergendosi in ciascuno che lo sa accogliere con il suo corpo e il suo sangue. Peccato che la ritualizzazione confini spesso e per troppo tempo il Cristo vivo sacramentato nel chiuso delle chiese e nel carcere angusto dei tabernacoli, mentre Egli vuole essere la Vita del mondo e vivere nel mondo con i suoi!


Apoftegmi - Detti dei Padri

Signore, abbi pietà di me peccatore!

Questa formula è la base della "Preghiera di Gesù", recitata in continuo da tutti nell'ambito del monachesimo orientale.

Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I FRATELLI CHE NON VANNO MOLTO LONTANO

I fratelli che sono inviati fuori per una qualsiasi incombenza e prevedono di poter ritornare al monastero in giornata, non ardiscano mangiare fuori, anche se sono invitati con insistenza da qualcuno, a meno che non abbiano l'autorizzazione dal loro abate. Se agiranno diversamente, siano scomunicati.

Cap.51,1-3.