Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
23 - 29 Giugno 2019
Tempo Ordinario XII, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4

Triduo Pasquale - Note celebrative

Note celebrative


1. Il Triduo pasquale

Il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico, poiché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell'anno liturgico (cfr. Ordinamento dell'anno liturgico e del calendario 18).


2. Il Lezionario del Triduo sacro

Il Giovedì santo, alla Messa vespertina, il ricordo della Cena, che precedette la Passione, fa scorgere in una luce tutta particolare sia l'esempio di Cristo che lava i piedi dei discepoli, sia le parole di Paolo sull'istituzione della Pasqua cristiana nell'Eucaristia.

L'azione liturgica del Venerdì santo raggiunge il suo culmine nel racconto della Passione secondo Giovanni; il Cristo, annunziato nel libro di Isaia come Servo del Signore, è diventato di fatto l'unico sacerdote con l'offerta di se stesso al Padre.

Per la Veglia pasquale nella notte santa son proposte sette letture dell'Antico Testamento che rievocano i fatti mirabili compiuti da Dio nella storia della salvezza e due del Nuovo e cioè l'annunzio della risurrezione secondo il Vangelo di Marco e la lettura dell'Apostolo sul Battesimo cristiano come sacramento della risurrezione.

La lettura del Vangelo per la Messa nel giorno di Pasqua è tratta da Giovanni e fa riferimento al sepolcro vuoto. Si può però leggere come facoltativo anche il testo del Vangelo di Marco proposto per la notte santa, oppure, nella Messa vespertina, il racconto di Luca sull'apparizione ai discepoli in cammino verso Emmaus. La prima lettura è tratta dagli Atti degli Apostoli che nel tempo pasquale sostituiscono la lettura dell'Antico Testamento. La seconda lettura, quella dell'Apostolo, si sofferma sul mistero pasquale, così come deve essere vissuto nella Chiesa (cfr. Ordinamento delle letture della Messa, 99).


Avvertenze

Al venerdì "in Passione Domini" e al Sabato santo, prima delle Lodi mattutine si faccia, per quanto è possibile, la celebrazione in modo pubblico e con il popolo, dell'Ufficio delle letture.

La Compieta del Sabato santo si dice solo da coloro che non intervengono alla veglia pasquale.

La Veglia pasquale tiene il posto dell'Ufficio delle letture; coloro che non intervengono alla solenne Veglia pasquale, recitino di essa almeno quattro letture con i canti e le orazioni. È bene scegliere le letture dell'Eisodo, di Ezechiele, dell'Apostolo e del Vangelo.

Seguono l'inno Te Deum e l'orazione del giorno.

Le Lodi della domenica di Risurrezione si dicono da tutti. Conviene che i Vespri siano celebrati nel modo più solenne, per festeggiare il tramonto di un giorno così sacro e per commemorare le apparizioni nelle quali il Signore si mostrò ai suoi discepoli.

Là dove è ancora in vigore, si conservi con la massima diligenza la tradizione particolare di celebrare, nel giorno di Pasqua, i Vespri battesimali, durante i quali, mentre si cantano i salmi, si fa la processione al fonte (cfr. Ordinamento della liturgia delle Ore, 208-213).

E' molto conveniente che le piccole comunità religiose e altre comunità laicali prendano parte alle celebrazioni del Triduo pasquale nelle chiese maggiori.

Dove più parrocchie piccole sono affidate a un solo presbitero è opportuno che, per quanto possibile, i loro fedeli si riuniscano nella chiesa principale per le celebrazioni (cfr. Congregazioni per il culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 43).


Giovedì Santo
Messa Vespertina in Cena Domini

Gesù lava i piedi ai suoi: è un gesto di amore ed un esempio che lascia come testamento di parola e di esempio, come strumento di servizio e di comunione; è il linguaggio simbolico dell'unica realtà: l'amore del Padre in Cristo, l'amore in Cristo dei credenti.

Gesù da se stesso in cibo: è il sacramento dell'amore con cui Cristo vuole assicurare ai suoi una presenza viva, intima, perenne, definitiva. Il suo donarsi nella morte diventa la fonte inesauribile della vita e il lasciarsi divorare e sconfiggere dagli uomini e dai loro peccati, diventa motivo di salvezza per la comunione nel suo corpo e nel suo sangue.

Il sacerdozio nasce dall'Eucaristia: è il dono per l'unità in Cristo e il solenne mandato di perpetuare la sua presenza santificante tra gli uomini. Mentre egli sale al Padre, lascia nel mondo uomini che scelti con un arcano disegno, diventino testimoni del suo indefettibile amore e continuatori della sua opera. I sacerdoti, altri Cristi in terra, continuano a spezzare il pane della vita per sfamare gli affamati del mondo, continuano ad assicurare il perdono ai peccatori, ad infondere la grazia e a spezzare la parola che nutre di certezze divine.

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AVVERTENZE GENERALI

1. "Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì santo, la Chiesa dà inizio al Triduo pasquale ed ha cura di far memoria di quest'ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l'offerta".

2. Tutta l'attenzione dell'anima deve rivolgersi ai misteri che in questa Messa soprattutto vengono ricordati: cioè l'istituzione dell'Eucaristia, l'istituzione dell'Ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nella omelia.

3. La Messa della Cena del Signore si celebra nelle ore vespertine, nel tempo più opportuno per una piena partecipazione di tutta la comunità locale. Tutti i presbiteri possono concelebrarla, anche se hanno già concelebrato in questo giorno la Messa del crisma, oppure se sono tenuti a celebrare un'altra Messa per il bene dei fedeli.

4. Nei luoghi in cui sia richiesto da motivi pastorali, l'Ordinario del luogo può concedere la celebrazione di un'altra Messa nelle chiese o oratori, nelle ore vespertine e, nel caso di vera necessità, anche al mattino, ma soltanto per i fedeli che non possono in alcuno modo prendere parte alla messa vespertina. Si eviti tuttavia che queste celebrazioni si facciano in favore di persone private o di piccoli gruppi particolari e che non costituiscano un ostacolo per la Messa principale. Secondo un'antichissima tradizione della Chiesa, in questo giorno sono vietate tutte le Messe senza

5. Prima della celebrazione il tabernacolo deve essere vuoto. Le ostie per la comunione dei fedeli vengano consacrate nella stessa celebrazione della Messa. Si consacri in questa Messa pane in quantità sufficiente per oggi e per il giorno seguente.

6. Si riservi una cappella per la custodia del Santissimo Sacramento e si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l'orazione e la meditazione: si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla Liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario. Se il tabernacolo è collocato in una cappella separata dalla navata centrale, conviene che in essa venga allestito il luogo per la reposizione e l'adorazione.

7. Durante il canto dell'Inno "Gloria a Dio" si suonano le campane. Terminato il canto non si suoneranno più fino alla Veglia pasquale, secondo le consuetudini locali. Durante questo tempo l'organo e gli altri strumenti musicali possono usarsi soltanto per sostenere il canto.

8. La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno ad alcuni uomini scelti, sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne "non per essere servito, ma per servire". È bene che questa tradizione venga conservata e spiegata nel suo significato proprio.

9. Durante la processione delle offerte, mentre il popolo canta l'Inno "Dov'è carità e amore", possono essere presentati i doni per i poveri, specialmente quelli raccolti nel tempo quaresimale come frutti di penitenza.

10. Per gli infermi che ricevono la Comunione in casa, è più opportuno che l'Eucaristia, presa dalla mensa dell'altare al momento della Comunione, sia portata a loro dai diaconi o accoliti o ministri straordinari, perché possano così unirsi in maniera più intensa alla Chiesa che celebra.

11. Terminata l'orazione dopo la Comunione, si forma la processione che, attraverso la Chiesa accompagna il Santissimo Sacramento al luogo della reposizione. Apre la processione il crocifero; si portano le candele accese e l'incenso. La processione e la reposizione del Santissimo Sacramento non si possono fare in quelle chiese in cui il Venerdì santo non si celebra la Passione del Signore.

12. Il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso. Non si può mai fare l'esposizione con l'ostensorio. Il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di "sepolcro": infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare "la sepoltura del Signore", ma per custodire il pane eucaristico per la Comunione, che verrà distribuita il Venerdì nella Passione del Signore.

13. Si invitino i fedeli a trattenersi in chiesa, dopo la Messa nella Cena del Signore, per un congruo spazio di tempo nella notte, per la dovuta adorazione al Santissimo Sacramento solennemente lì custodito in questo giorno. Durante l'adorazione eucaristica protratta può essere letta qualche parte del Vangelo secondo Giovanni (Cap. 13-17). Dopo la mezzanotte si faccia l'adorazione senza solennità, dal momento che ha già avuto inizio il giorno della Passione del Signore.

14. Terminata la Messa viene spogliato l'altare della celebrazione. È bene coprire le croci della chiesa con un velo di colore rosso o violaceo, a meno che non siano state già coperte il sabato prima della domenica V di Quaresima. Non possono accendersi le luci davanti alle immagini dei Santi.

(Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 44-57).


Venerdì della Passione
del Nostro Signore Gesù Cristo

"Per le sue piaghe siamo stati guariti". I profeti descrivono la figura del Servo del Signore mentre attua la sua missione di liberare il popolo oppresso dai peccati. E' come un agnello innocente, carico dei delitti della sua gente, che si lascia condurre in silenzio al macello. Proprio dalla sua morte, liberamente accettata, sgorga la liberazione "per i molti". Cristo crocifisso è il vero agnello immolato, con il suo sacrificio offerto una volta per tutte rende la suprema testimonianza al mondo dell'infinito amore del Padre che vuole ricreare proprio per il sangue versato dal Figlio suo la nuove ed eterna alleanza.

Una morte per la vita. E' una passione gloriosa quella di Cristo: l'apparente sconfitta si rivolge in una prodigiosa vittoria sulla morte e sul peccato, diventa la fonte della vera vita.
Gesù stesso l'aveva predetto: "Quando sarò innalzato sulla Croce, attirerò tutti a me". La chiesa orante invoca Cristo crocifisso per tutte le necessità del mondo, prega particolarmente per l'unità dei cristiani perché la croce, ancora una volta svela la drammaticità delle divisioni. "Si divisero la mie vesti, sulla mia tunica gettarono la sorte".

" Guarderanno a colui che hanno trafitto ". Il rifiuto di un popolo riassume le ostilità, l'incredulità, l'avversione dell'uomo di ogni tempo nei confronti della verità, della giustizia, dei valori sacri ed inviolabili dati da Dio. Il gesto dell'adorazione della croce diventa l'umile riconoscimento delle proprie colpe e l'esplicita affermazione nella fede che Cristo per la sua croce ci ha redenti, il riconoscimento della sua regalità e l'impegno a vivere nell'obbedienza a Dio. Solo così la nostra adorazione porterà frutti salutari di conversione.

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AVVERTENZE GENERALI

1. In questo giorno in cui "Cristo nostra Pasqua è stato immolato", la Chiesa con la meditazione della Passione del suo Signore e Sposo e con l'adorazione della Croce commemora la sua origine dal fianco di Cristo, che riposa sulla Croce, e intercede per la salvezza di tutto il mondo.

2. In questo giorno la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra l'Eucaristia; la santa Comunione viene distribuita ai fedeli soltanto durante la celebrazione della Passione del Signore; ai malati, che non possono prendere parte a questa celebrazione, si può portare la Comunione in qualunque ora del giorno.

3. I1 Venerdì della Passione del Signore è giorno di penitenza obbligatoria in tutta la Chiesa, da osservarsi con l'astinenza e il digiuno.

4. In questo giorno sono strettamente proibite le celebrazioni dei sacramenti, eccetto quelli della Penitenza e dell'Unzione degli infermi. Le esequie siano celebrate senza canto e senza il suono dell'organo e delle campane.

5. Si raccomanda che l'Ufficio della lettura e le lodi Mattutine di questo giorno siano celebrati nelle chiese con la partecipazione del popolo.

6. Si faccia la celebrazione della Passione del Signore nelle ore pomeridiane e specificamente circa le ore quindici nel pomeriggio. Per motivi pastorali si consiglia di scegliere l'ora più opportuna, in cui è più facile riunire i fedeli: per es. dal mezzogiorno o in ore più tarde, non oltre però le ore 21.

7. Si rispetti religiosamente e fedelmente la struttura dell'azione liturgica della Passione del Signore (Liturgia della Parola, Adorazione della Croce e santa Comunione), che proviene dall'antica tradizione della Chiesa. A nessuno è lecito apportarvi cambiamenti di proprio arbitrio.

15. Per la loro importanza pastorale, non siano trascurati i pii esercizi, come la "Via Crucis", le processioni della Passione e la memoria dei dolori della beata Vergine Maria. I testi e i canti di questi pii esercizi siano in armonia con lo spirito liturgico. L'orario dei pii esercizi e quello della celebrazione liturgica siano composti in modo tale che l'azione liturgica risulti di gran lunga superiore per sua natura a tutti questi esercizi.

(Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 58-64.72).


Veglia Pasquale
"Madre di tutte le veglie"

"Rivivremo la Pasqua del Signore" E' una liturgia pieni di segni efficaci e sacramentali quella che siamo invitati a celebrare in questa notte santa. I ricordi degli eventi diventano un vissuto nuovo, reale pieno e coinvolgente. E' la nostra Pasqua di oggi, di questa notte santa.

La liturgia della luce: il mondo delle tenebre è attraversato dalla Luce, Cristo risorto, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, illumina la vita del mondo, il cammino della storia, anche di quella più oscura e tenebrosa, si apre alla speranza per la veemente irruzione del divino nell'umano. La libertà dal male, dall'errore diventa possibile e reale, è il dono del Risorto.
La liturgia della Parola. Ci viene offerto un vero compendio della storia della Salvezza; è la vera teologia della storia, quella che ci coinvolge direttamente con Dio, che ci rivela il suo infinito amore, le sua grandi promesse, la sua indefettibile fedeltà, i suoi misteriosi progetti che culminano, nella pienezza di Cristo che viene a svelarci il più grande attributo divino, la sua infinita misericordia.
La liturgia battesimale. Il popolo chiamato da Dio a libertà deve passare attraverso un acqua che distrugge, che purifica e rigenera. Come gli Israeliti nel Mare Rosso, anche Cristo passa attraverso il mare della morte e ne è uscito vittorioso. La acque del battesimo inghiottono il mondo del peccato e rigenera una creatura nuova. L'acqua fecondata dallo Spirito, genera i figli di Dio, ha rigenerato tutti noi, facendoci un popolo santo. In questa notte tutta la chiesa fa memoria del proprio Battesimo ripetendo coralmente le promesse di fedeltà al Signore ed impegnandosi, particolarmente in vista dell'Anno Santo, ad un continuo processo di rinnovamento, di conversione e di rinascita.
La liturgia eucaristica: è il vertice di tutto il cammino quaresimale e della celebrazione della veglia. Rigenerati dal battesimo siamo ammessi al convito pasquale che corona la nuova condizione di libertà e la pienezza della nostra riconciliazione in Cristo. Partecipando alla mensa del corpo e del sangue del Signore, la chiesa offre se stessa in sacrificio spirituale per essere sempre più iscritta nella Pasqua di Cristo. Tutto quanto egli ha meritato per noi sulla croce, la sua e la nostra passione quotidiana, trovano la piena risoluzione nel perfetto sacrificio di Cristo, nell'intima comunione che ci unisce nella morte e ci candida definitivamente alla vittoria della risurrezione.

Luce, Parola, Acqua, Convito: dentro questi simboli della celebrazione è possibile leggere il paradigma dell'esistenza cristiana nata dalla Pasqua, sono infatti le realtà costitutive e i punti di riferimento essenziali della vita nuova. Il cristiano è un portatore di Luce, perseverante nell'ascolto della Parola, sempre pronto a vivere le promesse battesimali per fondersi con Cristo nella comunione perfetta dell'Eucaristia.

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Avvertenze

La Veglia pasquale si svolga di notte: tale regola è di stretta interpretazione perché il vegliare notturno è un linguaggio simbolico privilegiato nella linea del memoriale e non solo tempo cronologico più adatto all'imitazione del fatto pasquale.

Ogni sua partecipazione ad orari vespertini è un arbitrio diseducativo.

La stessa struttura dei riti non può essere cambiata da nessuno. È bene valorizzare l'armonia delle parti e dei suoi tempi così pieni di azioni simboliche e gesti. È molto opportuno che si abbia la celebrazione dell'Iniziazione cristiana o la celebrazione del Battesimo dei bambini, dopo la preparazione anche rituale protratta nel tempo di Quaresima.

Per la celebrazione del battesimo dei bambini il rito sia strutturato nel modo seguente:

l) prima della celebrazione della Veglia pasquale, in tempo e luogo opportuni, si svolge il rito dell'accoglienza dei bambini, alla fine del quale, tralasciata secondo l'opportunità la Liturgia della Parola, si recita la preghiera di esorcismo e l'unzione con l'olio dei catecumeni.

2) La celebrazione del Sacramento si fa dopo la benedizione dell'acqua, come è indicato anche nel rito della Veglia pasquale.

3) Si omette l'assenso del celebrante e della comunità, la consegna della candela accesa e il rito dell'Effata.

4) Si tralascia la conclusione del rito.

Tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima forza di espressione in modo che tutta la liturgia della Veglia divenga una ampia mistagogia.

Nella comunione si dia la pienezza del segno eucaristico con la distribuzione dell'eucaristia sotto le specie del pane e del vino.

"Tutte le vigilie che si celebrano in onore del Signore sono gradite e accette a Dio; ma questa vigilia è al di sopra di tutte le vigilie". (S. Cromazio d'Aquileia)


TEMPO PASQUALE

PASQUA DEL SIGNORE: CON CRISTO RISORGIAMO AD UNA VITA NUOVA.


CON CRISTO RISORGIAMO AD UNA VITA NUOVA...

L'annuncio pasquale risuona oggi in tutta la chiesa: Cristo è risorto, egli ha vinto la morte, ci richiama, con la potenza del suo amore, ad una vita nuova, affida a tutti noi il compito e la missione di essere i testimoni viventi della sua risurrezione. Questo annuncio è destinato a durare nei secoli con tutta la sua efficacia; la chiesa, mediante i sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel nome del Signore. Una nuova energia vitale viene trasfusa nel mondo e la vita ha ormai la sua fonte per rinascere continuamente in Cristo.



Testimoni del Cristo risorto. La nostra fede nasce da una tomba vuota e dalla certezza di un evento storico mirabile: Cristo è risorto. Da questa incrollabile verità sempre attuale possiamo trarre il motivo fondamentale della nostra fede e della nostra speranza. Noi battezzati siamo membra del Cristo risorto; in lui accediamo progressivamente ad una " vita nuova ", purificata dai fermenti del peccato. Quindi Pasqua è oggi, in ogni giorno dell'esistenza umana, ogni volta che rinnoviamo concretamente la nostra scelta per Cristo per essere poi i suoi testimoni credibili.



Una scelta per la vita. Scegliere Cristo significa operare per la vita. Ciò che vediamo intorno a noi - odio, morte, guerre, violenza, discriminazioni, egoismo - non è la vera realtà: ne facciamo esperienza quando operiamo nel senso della risurrezione, della verità di Dio: la vita nuova, un mondo nuovo possono apparire in tutto il loro fascino quando passiamo attraverso la morte solo per risorgere. Ogni volta che il male è vinto, che l'amore trova le sue autentiche espressioni è la Pasqua che trionfa, è Cristo che s'immerge nel nostro male quotidiano per redimerlo e farlo diventare evento salvifico. La Pasqua è perciò da vivere ogni giorno e da testimoniare in continuità, deve diventare una scelta di vita fino a quando la gloria della risurrezione sarà pienamente rivelata e attuata.

... verso la grande festa della Pasqua eterna.

In ogni eucarestia la Pasqua e perennemente celebrata perché viene immolato Cristo, l'Agnello pasquale; e in essa " mirabilmente nasce e si edifica sempre la Chiesa ". Anche noi con gli Apostoli siamo invitati alla mensa di Cristo; ci nutriamo di Lui per trasfondere ancora in noi la sua vita divina, per uscire dal tunnel della schiavitù ed essere annoverati tra i figli: tutto questo è dono dello Spirito che da la vita.

Ad ognuno di noi, come un giorno ad Abramo, il Signore dice: " Esci...! ". " Esci dalle tue opinioni separate per entrare pienamente in quella fede che la Chiesa si gloria di professare. Esci dalle tue ricchezze che tendi di godere egoisticamente... Esci da tuo peccato che ti avvelena il cuore, e vai verso la novità del Cristo... Esci di " casa ", dal caldo delle parete domestiche dove tendi ad ignorare i drammi dei fratelli ed allarga la cerchia dei tuoi interessi... Esci dalla tua sete di dominio e cerca di fare della tua vita un servizio di amore. Esci in campo aperto e prendi la strada del Vangelo... Semina la gioia gridando silenziosamente con il tuo comportamento che Cristo ti rende felice. Grida con la vita che Cristo è vivo, e che la Chiesa è il luogo e lo spazio dove si attesta che Lui è il Signore risorto... Questo è il modo più autentico di cantare l'Alleluia pasquale" (M. Magrassi)


La CINQUANTINA Pasquale

I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell'esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come "la grande domenica".

Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'Alleluia (cfr. Ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 18.22).

Durante l'ottava di Pasqua nel Vangelo si leggono i racconti delle apparizioni del Signore e si fa una lettura semicontinua dei testi pasquali del Vangelo di Giovanni, si pone in rilievo il discorso e la preghiera del Signore dopo l'ultima Cena.

Fino alla III domenica di Pasqua le letture del Vangelo riportano le apparizioni di Cristo risorto. Le letture sul Buon Pastore sono ora assegnate alla IV domenica di Pasqua. Nella V, VI e VII domenica di Pasqua si leggono stralci del discorso e della preghiera del Signore dopo l'ultima Cena.

La prima lettura delle domeniche di Pasqua è desunta dagli Atti degli Apostoli, ed è distribuita, in un ciclo triennale, in progressione parallela: viene così presentato ogni anno qualche elemento sulla vita, la testimonianza e lo sviluppo della Chiesa primitiva.

Per la lettura dell'Apostolo si ricorre nell'anno B alla prima lettera di Giovanni: i testi si accordano assai bene con quel senso di fede gioiosa e di ferma speranza, che è proprio del tempo pasquale (cfr. Ordinamento delle letture della Messa, 99-101).

Indole mariana del Tempo di Pasqua

Nella "grande domenica", cioè nello spazio dei cinquanta giorni in cui la Chiesa con grande gioia celebra il sacramento pasquale, la liturgia romana ricorda anche la Madre di Cristo, che esulta per la risurrezione del Figlio o che insieme agli Apostoli persevera in preghiera ed attende con piena fiducia il dono dello Spirito Santo (cfr. At 1,14). In questa luce la Chiesa, quando nel compimento della sua missione materna celebra i sacramenti pasquali, contempla nella beata Vergine Maria il modello della sua maternità e riconosce nella Madre di Cristo l'esempio e l'aiuto per la missione evangelizzatrice, che Cristo, risorto dai morti, le ha affidato (cfr. Mt 28,19-20) (Messe della Beata Vergine Maria. 50).