Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
15 - 21 Ottobre 2017
Tempo Ordinario XXVIII, Colore verde
Lezionario: Ciclo A | Anno I, Salterio: sett. 4

Santo Stefano, Re

16 Agosto
Re d'Ungheria

BIOGRAFIA

Vetrata colorata della cappella di Santo Stefano a Pannonhalma, opera di Miksa Róth del 1899, realizzate sulla base del quadro di Gyula Benczur intito

Vissuto tra il 935 ed il 1038. Alla morte del padre Geza, nel 997, Stefano gli successe come sovrano dei Magiari d'Ungheria; nel 995 sposò Gisella, sorella dell'imperatore sant'Enrico II, ed insieme a lei si dedicò al compito di cristianizzare il paese. Con l'aiuto di papa Silvestro II, Stefano riunì gradualmente i magiari in una sola nazione; organizzò diocesi, fondò abbazie (Pannonhalma) e si avvalse della collaborazione di personaggi di spicco del tempo, tra cui San Gerardo Sagredo, abate di San Giorgio Maggiore a Venezia e precettore del suo figlio sant'Emerico. Le sue spoglie furono traslate nel 1083 per ordine di san Gregorio VII; i magiari lo considerano ancora il loro più grande santo ed eroe nazionale.

MARTIROLOGIO

Santo Stefano, re d'Ungheria, che, rigenerato nel battesimo e ricevuta da papa Silvestro II la corona del regno, si adoperò per propagare la fede cristiana tra gli Ungheresi: riordinò la Chiesa nel suo regno, la arricchì di beni e di monasteri, fu giusto e pacifico nel governare i sudditi, finché a Székesfehérvár in Ungheria, nel giorno dell'Assunzione, la sua anima salì in cielo.

DAGLI SCRITTI...

Dalle «Esortazioni al figlio» di santo Stefano
In primo luogo questo ti consiglio, ti raccomando e ti impomgo, figlio carissimo; fà onore alla corona regale, conserva la fede cattolica e apostolica con tale diligenza e scrupolo da essere di esempio a tutti quelli che da Dio ti sono stati sottoposti, perché tutte le persone dabbene giustamente ti indichino come un praticante autentico del Vangelo. Senza di questo, sappilo per certo, non sarai cristiano né figlio della Chiesa. Nel palazzo reale dopo la fede in Cristo, viene quella nella Chiesa, la quale, piantata dapprima dal nostro capo, Cristo, fu poi trapiantata e solidamente costruita e diffusa per tutto il mondo dalle sue membra, ossia dagli apostoli e dai santi padri.
Questa Chiesa non cessa mai di generare ovunque nuovi figli, anche se in diverse regioni data la sua antica introduzione, in un certo senso si potrebbe considerare vecchia. Nel nostro regno però, o figlio carissimo, essa é ancora giovane, in quanto nuova e annunziata da poco. Per questo ha bisogno di persone che la custodiscano con maggior impegno e vigilanza, perché, quel bene, che la divina bontà ha elargito a noi, senza alcun nostro merito, non vada perduto e ridotto al nulla per tua ignavia, pigrizia e negligenza. Figlio mio carissimo, dolcezza del mio cuore, speranza della mia futura discendenza, ti scongiuro e ti comando di farti guidare in tutto e per tutto dall'amore, e di essere pieni di benevolenza, non solo verso i parenti e i congiunti, siano essi principi, condottieri, ricchi, vicini o lontani, ma anche verso gli estranei e tutti quelli che vengono da te.
Se praticherai la carità, arriverai alla suprema beatitudine. Sii misericordioso verso tutti gli oppressori. Abbi sempre presente nel cuore il modello offerto dal Signore quando dice: «Misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9, 13). Sii paziente con tutti, non solo con i potenti ma anche con i deboli. Infine sii forte, perché non ti inorgoglisca la prosperità, né ti abbatta l'avversità. Sii anche umile, perché Dio ti esalti ora e in futuro. Sii moderato e non punire o condannare alcuno oltre misura. Sii mite e non voler metterti mai in oppisizione con la giustizia. Sii onesto, perché non abbia mai a procurare volutamente disonore ad alcuno. Sii casto, perché tu abbia ad evitare, come spine di morte, le sollecitazioni malvage.
Tutte queste cose, qui sopra elencate, danno splendore alla corona regale, mentre, senza di esse, nessuno é in grado di regnare come si conviene quaggiù, né di giungere al regno eterno.