Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
10 - 16 Novembre 2019
Tempo Ordinario XXXII, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4

Sant'Elisabetta del Portogallo

04 Luglio
Regina

BIOGRAFIA

Elisabetta nacque a Saragozza nella Spagna aragonese nel 1271, essendo figlia di Pietro III, re di questo paese. A 12 anni andò in sposa a Dionigi, re di Portogallo, sopportandone la vita sregolata e la dissolutezza. Elisabetta si distinse per la sua opera di pacificazione fra i re di Portogallo, Pastiglia ed Aragona. Alla morte del marito si ritirò fra le Terziarie francescane a Coimbra, dove ancor oggi riposa il suo corpo incorrotto. Fu canonizzata da Urbano VIII nel 1625.

MARTIROLOGIO

Santa Elisabetta, che, regina del Portogallo, fu esemplare nell'opera di pacificazione tra i re e nella carità verso i poveri; rimasta vedova del re Dionigi, abbracciò la regola tra le monache del Terz'Ordine di Santa Chiara nel cenobio di Estremoz in Portogallo da lei stessa fondato, nel quale, mentre era intenta a far riconciliare suo figlio con il genero, fece poi ritorno al Signore.

DAGLI SCRITTI...

Da un «Discorso» attribuito a san Pietro Crisologo, vescovo
Beati gli operatori di pace.
«Beati gli operatori di pace», dice l'evangelista, o carissimi, «perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9). A ragione fioriscono le virtù cristiane in colui che é concorde con gli altri nella pace cristiana, né si giunge ad essere chiamati figli di Dio se non attraverso il nome di operatori di pace.
E' la pace, carissimi, che fa uscire l'uomo dalla schiavitù e gli dà un titolo nobiliare, cambia agli occhi di Dio la condizione di una persona facendo del servo un figlio, dello schiavo un uomo libero. La pace tra i fratelli é volontà di Dio e gioia di Cristo. E' perfezione della santità, regola della giustizia, maestra di dottrina, salvaguardia dei costumi, disciplina lodevole in tutte le cose. La pace è per le preghiere un'intercessione, per le suppliche una via facile ed efficace, é l'appagamento pieno di tutti i desideri. La pace é madre dell'amore, vincolo di concordia, segno manifesto di un animo puro, che può chiedere per sé a Dio ciò che vuole. Domanda tutto ciò che vuole e ottiene tutto ciò che domanda. La pace si deve conservare per comando sovrano, perché lo stesso Cristo Signore dice: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14, 27), che é come dire: Vi ho lasciato nella pace, voglio trovarvi nella pace. Partendosene volle dare quello che desiderava di ritrovare in tutti al suo ritorno.
E Dio piantare la pace fin dalle radici; del nemico strapparla dalle radici. Infatti come l'amore fraterno é da Dio, così l'odio é del diavolo; per questo l'odio é da condannare sotto tutte le sue forme, poiché sta scritto: «Chiunque odia il proprio fratello é un omicida» (1 Gv 3, 15). Vedete dunque, fratelli carissimi, perché si deve amare la pace ed apprezzare la concordia; sono queste infatti che generano e nutrono l'amore. Sapete poi che, secondo l'Apostolo, «l'amore é da Dio» (1 Gv 4, 7); perciò é senza Dio chi non ha l'amore.
E allora, o fratelli, osserviamo i comandamenti che ci danno la vita; la fraternità sia tenuta ben unita con i legami di una pace profonda; sia tenuta ben stretta con il vincolo salutare dell'amore che copre un gran numero di peccati. Noi dobbiamo abbracciare con tutti i nostri desideri l'amore che ha un premio speciale per ognuno dei suoi aspetti buoni. La pace si deve custodire più di tutte le altre virtù, perché Dio é sempre nella pace. Amate la pace e tutto sarà tranquillo. La vostra pace per noi sarà un premio, per voi una gioia e la Chiesa di Dio, fondata nell'unità della pace, potrà godere di una coesione perfetta in Cristo. (Disc. 53 sulla pace; PL 52, 347-348)