Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
13 - 19 Maggio 2018
Tempo di Pasqua VII, Colore bianco
Lezionario: Ciclo B, Salterio: sett. 3

Commento alle Letture

Mercoledì 16 maggio 2018

Siano una cosa sola, come noi.

Ora, e continuiamo nel brano evangelico la "preghiera sacerdotale", l'orazione di Gesù per i discepoli prende in considerazione la situazione di questi nel mondo, dopo la sua definitiva partenza. "Padre santo, custodisci nel tuo nome, coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi". Gesù avverte il bisogno di raccomandarli a lui in modo del tutto speciale, perché siano mantenuti in quella sfera divina che è stata loro prospettata da lui stesso. Tale implorazione è indirizzata al "Padre santo", attributo che esprime una vicinanza riconoscente e quindi rassicurante per loro. Gesù ha fatto tutto il possibile per mantenerli in questo clima di amore, tranne "il figlio della perdizione", ai quali poi ha trasmesso la parola del Padre, ma ora li vede minacciati dal mondo che li odia, perché non gli appartengono. Perciò la sua premura nei loro confronti giunge sino ad invocare la sua potenza, affinché "li custodisca dal maligno". Questa elezione dei discepoli, che equivale anche ad una separazione, è in vista della loro "consacrazione nella verità". Subito si precisa che tale verità è la parola del Padre, che Gesù ha fatto conoscere ai suoi. Anche Gesù ha "consacrato se stesso", facendosi obbediente al Padre sino a offrire la sua vita in sacrificio. Tale testimonianza sacrificale è ormai norma e modello anche per la santificazione dei discepoli. Questi, e fra di essi ci siamo anche noi, ricevono dal Padre l'iniziativa che li santifica, ma a questa santificazione debbono tendere, vedendo in Gesù l'esempio di obbedienza totale e di donazione piena. Come tu mi hai mandato, anch'io ho mandato loro, per questo consacro me stesso, perché siano anch'essi "consacrati nella verità".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

SE IL MONACO PUÒ RICEVERE LETTERE O ALTRE COSE

Non sia assolutamente permesso al monaco ricevere, senza il consenso dell'abate, lettere, pii regali o qualunque altro benché piccolo oggetto, sia da parte dei parenti che di qualsiasi altra persona, né di mandarli loro e neppure di scambiarseli tra i fratelli. E anche se dai suoi parenti gli viene inviata qualche cosa, non ardisca accettarla senza averne prima avvisato l'abate. Se l'abate poi darà il permesso di accettarla, abbia piena facoltà di destinarla a chi vuole; e non si rattristi di ciò il fratello a cui la cosa era stata inviata, per non dare occasione al diavolo. Chi oserà agire diversamente, sia sottoposto alla disciplina regolare.

Cap.54,1-5.