Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
03 - 09 Dicembre 2017
Tempo di Avvento I, Colore viola
Lezionario: Ciclo B, Salterio: sett. 1
   
 

Commento alle Letture

Lunedì 04 dicembre 2017

Signore, non sono degno...

Il versetto 8 dell’odierna pagina evangelica lo sentiamo riecheggiare nella formula liturgica che ci dispone a ricevere Cristo nell’eucarestia: «Signore, non sono degno…». Tale formula è uno degli elementi che ci fa comprendere la relazione fra Sacra Scrittura e Liturgia. Infatti come è vero che la Sacra Scrittura fonda la Liturgia è altrettanto vero che la Sacra Scrittura nasce e si sviluppa grazie alla celebrazione e quindi mediante la Liturgia. Il tema propostoci da questa pagina evangelica attiene alla fede al riconoscimento del vero Dio. Il miracolo è in favore di un pagano, escluso dal popolo di Dio. Egli dà prova di una fede che i Giudei non avevano dimostrato: così Gesù lo presenta come un membro del nuovo popolo di Dio, che non sarà più formato da quelli che appartengono ad una razza, quella di «Abramo». Chi, credendo di servire Dio, si fa servire da lui o si serve di lui, ha ricevuto invano la chiamata e, nel banchetto, dovrà cedere il posto ad altri che sembrano meno preparati. Nella prima lettura troviamo questa apertura a tutti i popoli e non soltanto al popolo eletto. La Chiesa, che del regno è il seme, irradia nel mondo un messaggio di pace per la conversione delle genti. Nel trasformare le spade in vomeri e le lance in falci si riscopre il vero modo, quelle cristiano, di preparasi alla venuta di Cristo, con un impegno che realmente trasformi noi e il mondo. Il Salmo 121 è denso di fiducia: l’orante professa la sua fede nel Signore che abita sulla terra e così partecipa alle vicende umane. Il Signore veglia su di noi e non ci lascia vacillare a patto che noi lo vogliamo. Suscitiamolo in noi questo desiderio.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I SACERDOTI DEL MONASTERO

Se un abate si propone di ordinare presbitero o diacono un suo monaco, scelga tra i suoi chi sia degno di esercitare l'ufficio sacerdotale. L'ordinato però si guardi dallo spirito di vanagloria o di superbia e non ardisca fare se non ciò che gli viene ordinato dall'abate, sapendo di dover essere sottomesso ancora di più alla disciplina regolare. Né col pretesto del sacerdozio trascuri l'obbedienza alla Regola e la disciplina, ma anzi progredisca sempre di più nel cammino verso Dio. Mantenga sempre il posto che gli spetta secondo l'ingresso in monastero, eccetto per l'ufficio dell'altare e nel caso il voto della comunità e la decisione dell'abate lo abbiano promosso per i meriti della sua vita. Ma anche allora sappia che deve osservare le norme stabilite per i decani e i priori.

Cap.62,1-7.