Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
26 Novembre - 02 Dicembre 2017
Tempo Ordinario XXXIV, Colore bianco
Lezionario: Ciclo A | Anno I, Salterio: sett. 2

Commento alle Letture

Venerdì 01 dicembre 2017

Le mie parole non passeranno.

La storia dell'umanità è segnata da grandi travagli; non vi sono le calamità naturali che determinano la storia; il desiderio irrefrenabile di potere, l'egoismo che stravolge tutte le leggi dell'uomo sono meccanismi che ritroviamo spesso nella storia. È la nostra storia che, in Cristo, diventa storia di salvezza, storia che ci avvicina sempre di più alla manifestazione del Regno. La notazione di vicinanza di Gesù, che leggiamo nel brano odierno del Vangelo, non è da leggersi in senso temporale ma proprio perché con Lui possiamo sempre di più rendere visibile il Suo regno. Non parla di un regno che è legato ai poteri della terra, ma è il regno delle virtù, il regno dell'amore che non è di questo mondo, anche se si realizza anche oggi. È una partecipazione che si attua nella storia e con essa ed è perciò legata alle leggi del tempo ma che trova in Cristo la sua pienezza. Le sue parole non passeranno mai! È un messaggio, una certezza, una speranza, la base della nostra fede nel Dio fedele e che mantiene le sue promesse; la parola data in Cristo, Parola del Padre nella "grammatica" dello Spirito Santo. È la legge dell'amore di Cristo. Egli solo, Parola fatta carne, ha parole di vita eterna; solo in Lui troviamo l'acqua che disseta sempre; in Lui abbiamo il cibo per la vita eterna. La sua Parola illumina le nostre parole; la sua Vita da senso alla nostra vita; la sua Verità rende comprensibili le nostre verità; la sua Via indica la méta per le nostre vie.


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'abba diceva: "Grande sicurezza contro il peccato è la lettura delle Sacre Scritture".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I MONACI PELLEGRINI

Se un monaco pellegrino arriva da regioni lontane e chiede di abitare come ospite in monastero, se è soddisfatto delle usanze che trova nel posto senza turbare la comunità con le sue pretese, ma si accontenta con semplicità di quello che trova, sia accolto per quanto tempo desidera. Che se poi ragionevolmente e con umile carità fa qualche osservazione o dà qualche suggerimento, l'abate rifletta prudentemente se il Signore non lo abbia mandato proprio per questo.

Cap.61,1-4.