Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
12 - 18 Novembre 2017
Tempo Ordinario XXXII, Colore verde
Lezionario: Ciclo A | Anno I, Salterio: sett. 4
   
 

Commento alle Letture

Mercoledì 15 novembre 2017

La fede e la gratitudine, la guarigione e la salvezza.

Il Signore nel suo peregrinare tra le miserie del mondo incontra tutte le nostre umane povertà fisiche e spirituali e a tutti, senza distinzione, offre il suo divino soccorso. L'universalità e l'imparzialità della sua missione gli viene riconosciuta anche dai suoi peggiori nemici. I discepoli dei farisei gli dicono: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno". Oggi gli si accostano coraggiosamente dieci lebbrosi, emarginati dal consorzio umano e completamente segregati. La loro preghiera ci ricorda quella del pubblicano, che prega dal fondo del tempio, a distanza e non osa neanche di levare gli occhi al cielo. Anche i lebbrosi: "Fermàtisi a distanza, alzarono la voce dicendo: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi". Implorano una pietà che solo da Cristo poteva sgorgare. Infatti egli intima loro di recarsi dai sacerdoti del tempio per avere da loro la certificazione della loro guarigione. La loro fede è sicuramente accompagnata da una ferma speranza perché essi non esitano ad andare, "...e mentre essi andavano, furono sanati". In nove proseguono la loro strada, soddisfatti della loro prodigiosa guarigione. Uno solo, un samaritano, uno straniero, un infedele diremmo oggi, "Vedendosi guarito tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo". Al grido accorato della preghiera impetratoria, egli fa seguire ora il grido della lode e della gratitudine. Aveva già ottenuto il dono della guarigione ora si sente dire: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!». Quando la fede, l'umile preghiera e la sincera e doverosa gratitudine sfociano nell'amore a Dio, si ottiene quel che non si osa sperare: la salvezza. È motivo di incoraggiamento per noi se siamo capaci, con la stessa intensità del lebbroso guarito, di dire ogni giorno la nostra lode a Lui, esprimergli nella preghiera migliore quell'inno di grazie, che incessantemente cantano i santi nel cielo.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

SE IL MONACO PUÒ RICEVERE LETTERE O ALTRE COSE

Non sia assolutamente permesso al monaco ricevere, senza il consenso dell'abate, lettere, pii regali o qualunque altro benché piccolo oggetto, sia da parte dei parenti che di qualsiasi altra persona, né di mandarli loro e neppure di scambiarseli tra i fratelli. E anche se dai suoi parenti gli viene inviata qualche cosa, non ardisca accettarla senza averne prima avvisato l'abate. Se l'abate poi darà il permesso di accettarla, abbia piena facoltà di destinarla a chi vuole; e non si rattristi di ciò il fratello a cui la cosa era stata inviata, per non dare occasione al diavolo. Chi oserà agire diversamente, sia sottoposto alla disciplina regolare.

Cap.54,1-5.