Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
18 - 24 Settembre 2016
Tempo Ordinario XXV, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 1

Commento alle Letture

Giovedì 22 settembre 2016

E cercava di vederlo...

Erode Antìpa, figlio di Erode il Grande, vuole vedere Gesù, così come suo padre chiese ai Magi notizie sul bambino che stavano cercando. In entrambi i casi ciò che spinge questi cuori non è il desiderio dell'incontro con il Salvatore ma la paura ed il timore. Adesso, aleggia ancora anche il fantasma di Giovanni Battista. La domanda che si pone Erode, l'ha posta lo stesso Giovanni Battista, tramite la delegazione di due discepoli. Qual'è la differenza tra i due atteggiamenti? Le due intenzioni ed i due metodi? Giovanni Battista, forse anche a scopo pedagogico affronta apertamente la questione e manda due discepoli direttamente da Gesù, perché potessero ascoltare, in prima persona la sua parola. Erode, invece medita nel turbinio dei sentimenti del suo cuore: in ciò è simile al padre che dimostrò lo stesso timore, lo stesso atteggiamento di chiusura del cuore nel suo incontro con i Magi. Come cerchiamo Gesù, come affrontiamo i nostri dubbi? Con sincerità ed apertura di cuore? Nel vangelo abbiamo molte testimonianze di persone che cercano Gesù per un miracolo, una guarigione, per amore e un tentativo di riscatto della propria esistenza: per ognuna vi è una buona parola, un gesto di accoglienza e per tutti possiamo sentire quello che Gesù dice alla peccatrice: «le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato».


Apoftegmi - Detti dei Padri

Si domandò al nostro santo padre Atanasio, l'arcivescovo di Alessandria: «In qual modo il Figlio è uguale al Padre?». Rispose: «Come la vista nei due occhi».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

LE COLPE PIÙ GRAVI

Il fratello invece che si macchia di colpe più gravi venga escluso sia dalla mensa che dall'oratorio. Nessuno dei fratelli abbia alcun rapporto con lui, né gli rivolga la parola. Egli se ne stia solo al lavoro che gli è stato assegnato mantenendosi nell'afflizione della penitenza, memore di quella terribile sentenza dell'apostolo che dice: «Un tal individuo sia consegnato alla morte della carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore» (1 Cor 5,5). Prenda il cibo da solo, nella misura e nell'ora che l'abate giudicherà più opportuna per lui. Nessuno incontrandolo lo benedica e non sia benedetto neppure il cibo che gli viene dato.

Cap.25,1-6.