Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
16 - 22 Febbraio 2014
Tempo Ordinario VI, Colore verde
Lezionario: Ciclo A | Anno II, Salterio: sett. 2

Commento alle Letture

Sabato 22 febbraio 2014

A Cesarea di Filippo...

Cesarea di Filippo, a Nord di Gerusalemme si trova vicino alle fonti del fiume Giordano. Tra le cascate e tra rive scoscese è circondato dai tempi pagani in una zona di una religiosità nella quale antichissime mitologie convivevano in un forte sincretismo. Gesù parla ai suoi discepoli in una piccola radura ricavata tra le rocce. In un luogo solitario favorisce una speciale intimità di un incontro con la solennità di momento importante dove Gesù, rivolgendosi a Pietro, parla di Sé, del suo mistero e annuncia il mistero della Chiesa. È prezioso questo momento proprio perché Gesù vuole sottolineare la profonda connessione che c'è tra la Sua persona e la sua Chiesa. Alle fonti del Giordano, che ci ricorda il Battesimo, come sorgente per la Chiesa, Gesù spiega il mistero di Amore nella sua figura. In un luogo duro e roccioso, Gesù parla di una forza superiore che dona alla sua Chiesa; in un luogo dominato dal paganesimo, Gesù annuncia e proclama che le porte degli inferi non prevarranno sulla sua Chiesa. Circondato dai suoi discepoli, conferisce a Pietro la guida della Chiesa che sta formando. Il ricordo di questo incontro ci proietta direttamente in Cristo che dona la sua forza alla debolezza umana della Chiesa. Con Gesù cerchiamo anche una radura di quiete, anche se circondato da tanti "ìdoli" che costruiamo con le nostre mani. Per noi questo significa non solo il ricordo di un momento importante, ma ci dona una garanzia che supera tutte le nostre indecisioni; ci dona sicurezza di una Presenza che non mancherà mai e rafforza la nostra fede nell'agitarsi a volte convulso nella nostra vita frenetica.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Camminare nel fuoco della preghiera.

«Il padre Lot si recò dal padre Giuseppe a dirgli: "Padre, io faccio come posso la mia piccola liturgia, il mio piccolo digiuno, la preghiera, la meditazione, vivo nel raccoglimento, cerco di essere puro nei pensieri. Che cosa devo fare ancora?". Il vecchio, alzatosi, aprì le braccia verso il cielo e le sue dita divennero come dieci fiaccole. "Se vuoi - gli disse - diventa tutto di fuoco"».

Non basta la "mia piccola". Deve diventare FUOCO.

Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'UMILTÀ

Il decimo gradino dell'umiltà si sale quando non si è facili e pronti al riso, perché sta scritto: «Lo stolto alza la voce mentre ride» (Sir 21,23). L'undicesimo gradino dell'umiltà si sale se il monaco, quando parla, lo fa pacatamente e senza ridere, con umiltà e gravità, usando poche e sensate parole e senza alzare la voce, come sta scritto: «Il saggio si riconosce per la sobrietà nel parlare».

Cap.7,59-61.