Giubileo della Speranza Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
05 - 11 Maggio 2013
Tempo di Pasqua VI, Colore bianco
Lezionario: Ciclo C, Salterio: sett. 2

Commento alle Letture

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Venerdì 10 maggio 2013

Il travaglio della gioia vera.

La gioia che si esaurisce in un istante lascia l'amaro in bocca, quella vera e duratura invece sgorga dalle vette, è frutto di un travaglio, di una ricerca assidua e soprattutto non è un prodotto che l'uomo può darsi da sé. Viene dall'Alto perché è un dono divino, perché sgorga dalla certezza dell'amore ed è frutto del gesto supremo d'amore, quello che ha spinto Cristo fino al dono della vita. Il riferimento al travaglio del parto e alla gioia della mamma, che ha dato così la luce ad una nuova creatura, induce a pensare ad una delle più sublimi e concrete attuazione dell'apice dell'amore, al dare la vita appunto, come hanno fatto tutte le nostre mamme e tutte le mamme del mondo. Come quella gioia è destinata di sua natura a perpetuarsi nel tempo nella continuità della vita, che sempre si rinnova, così sarà la nostra gioia dopo il travaglio e i sacrifici della nostra esistenza terrena. Ma già nel vivere quotidiano possiamo gustare abbondanti sorsate di gioia se, illuminati e pervasi dallo Spirito, sapremo unirci all'eterno sacrificio di Cristo e a quello della schiera degli uomini e donne che godono già della santità di Dio nel regno eterno, nella casa del Padre.


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'Abba Pastor disse: Se una cassa piena di abiti viene abbandonata per lungo tempo, gli abiti contenuti in essa marciscono; così sono anche i pensieri nel nostro cuore. Se non li metteremo in atto concretamente, nel tempo si deformeranno e marciranno.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'ORATORIO DEL MONASTERO

L'oratorio deve essere ciò che il suo nome significa; null'altro perciò vi si faccia o vi si deponga. Terminato l'Ufficio divino, tutti escano nel più assoluto silenzio con gran rispetto a Dio; di modo che se un fratello volesse continuare a pregare da solo, non ne sia impedito dall'altrui importunità. Ma anche in altri momenti, se qualcuno desidera pregare in segreto da solo, entri semplicemente e preghi, non a voce alta ma con lacrime e fervore di cuore. Perciò, a chi non si comporta in questo modo non sia permesso rimanere nell'oratorio quando è terminato l'Ufficio divino, come abbiamo detto, perché gli altri non siano disturbati.

Cap.52,1-5.