Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
31 Gennaio - 06 Febbraio 2016
Tempo Ordinario IV, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 4

I Santi del giorno

Domenica 31 gennaio 2016

San Giovanni Bosco

Sacerdote (Memoria obbligatoria)

BIOGRAFIA

San Giovanni Bosco

"Padre e maestro della gioventù", Fondatore della Società di san Francesco di Sales, dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori Salesiani.

Nato a Castelnuovo d'Asti nel 16 agosto 1815 in una famiglia di poveri contadini, Giovanni fu educato dalla madre alla fede e alla pratica coerente del messaggio evangelico. A soli nove anni intuì un sogno che avrebbe dovuto dedicarsi all'educazione della gioventù. Ancora ragazzo, cominciò a intrattenere i coetanei con giochi alternati alla preghiera e all'istruzione religiosa. Diventato sacerdote a Torino (1841) dopo anni di sacrificio, spese le forze della sua ricca natura e del suo infaticabile zelo a creare opere educative per la gioventù abbandonata, a difendere la fede minacciata del ceto popolare, a portare un suo contributo all'evangelizzazione delle terre lontane. Scelse come programma di vita: "Da mihi animas, cetera tolle" (Gn 14,21), e iniziò il suo apostolato tra i giovani più poveri fondando l'Oratorio e mettendolo sotto la protezione di san Francesco di Sales.
Con il suo stile educativo e la sua prassi pastorale, basati sulla ragione, sulla religione e sull'amorevolezza (Sistema preventivo) portava gli adolescenti e i giovani alla riflessione, all'incontro con Cristo e con i fratelli, all'educazione alla fede e alla sua celebrazione nei sacramenti, all'impegno apostolico e professionale. Tra i più bei frutti della sua pedagogia emerge san Domenico Savio, quindicenne.
Sorgente della sua infaticabile attività e dell'efficacia della sua azione fu una costante "unione con Dio" e una fiducia illimitata in Maria Ausiliatrice che sentiva come ispiratrice e sostegno di tutta la sua opera. E ai suoi figli Salesiani lasciò in eredità una forma di vita religiosa semplice, ma solidamente fondata sulle virtù cristiane, e sintetizzata nel binomio: "lavoro e temperanza".
Tra i suoi giovani cercò i migliori collaboratori della sua opera, dando origine alla Società di san Francesco di Sales (1859); insieme a santa Maria Domenica Mazzarello fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1872); infine, con buoni e operosi laici, uomini e donne, creò i Cooperatori salesiani (1876) per affiancare e sostenere la sua opera, anticipando così nuove forme di apostolato nella Chiesa.
Nel centenario della sua morte avvenuta il 31 gennaio 1888, Giovanni Paolo II l'ha dichiarato e proclamato Padre e Maestro della gioventù, "stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi Figli spirituali".

P.Jarek Pachulski, SDB

MARTIROLOGIO

Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all'educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.

DAGLI SCRITTI...

Dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco
Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall'amore
Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, biosgna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, biosgna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per conpiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E' certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo. direi ancora che é più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando é quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che é necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l'aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poco fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).
Dal momento che sono i nosti figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell'animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l'avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione. In certi momento molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall'altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita. Ricordatevi che l'educazione é cosa del cuore, e che Dio solo ne é il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra vis, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell'educazione della gioventù. (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209)



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