Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
20 - 26 Ottobre 2019
Tempo Ordinario XXIX, Colore verde
Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 1

I Santi del giorno

Mercoledì 23 ottobre 2019

San Giovanni da Capestrano

Sacerdote (Memoria facoltativa)

BIOGRAFIA

Tre momenti caratterizzano la vita di questo Santo per molti versi eccezionale: fu prima un brillante avvocato. Originario del Danubbio, ma nato nei pressi de' L'Aquila agli inizi del 1400, lo ritroviamo studente a Perugia e subito dopo la laurea in giurisprudenza, viene chiamato alla corte di Napoli. Le continue guerre lo inducono a prendere le armi mentre è giudice e governatore di Perugia, Giovanni viene fatto prigioniero dai Malatesta.
La conversione in prigione è il secondo momento significativo della vita del nostro Santo. Sceglie definitivamente di seguire Cristo mentre è prossimo al matrimonio. Entra in Convento e diventa Frate Minore; nel 1429 è Sacerdote; tenta inutilmente di impedire le divisioni nell'Ordine francescano. La predicazione (è il terzo momento della sua vita) che diventa l'attività unica di Giovanni, lo induce a percorrere tutta l'Europa; con zelo instancabile annuncia il Vangelo di Cristo e raccoglie frutti copiosi, si erge come un baluardo contro l'invasione dei Turchi sotto le mura di Belgrado. Muore ricco di meriti e di santità nel 1456.

MARTIROLOGIO

San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell'Ordine dei Minori, che difese l'osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l'Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria.

DAGLI SCRITTI...

Dal trattato «Lo specchio dei chierici» di san Giovanni da Capestrano, sacerdote.
La vita dei buoni ecclesiastici illumina e rasserena

Coloro che sono chiamati alla mensa del Signore devono brillare di purezza con l'esemplare condotta di una vita moralmente lodevole, e rimuovere ogni sozzura o immondezza di vizi. Vivano per sé e per gli altri in modo dignitoso, come sale della terra. Splendano per un grande spirito di sapienza e con questo illuminio il mondo. Comprendano dall'altissimo maestro Gesù Cristo quello che egli solennemente proclamò non solo agli apostoli e ai discepoli, ma anche a tutti i sacerdoti e chierici loro successori: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5, 13).
Coloro che fanno parte del clero e danno cattivo esempio per i loro pessimi costumi, per i vizi e i peccati, sono degni di disprezzo e di esser considerati come fango spregevole. Non sono più utili né a sé, né agli altri. Dice infatti san Gregorio: «Se di qualcuno si disprezza la vita, ne segue che non se ne accetta neppure la predicazione». «I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento» (1 Tm 5, 17). I sacerdoti degni, infatti, godono di un duplice onore: uno reale l'altro personale, uno temporale l'altro spirituale, uno transitorio l'altro eterno.
Abitano sulla terra e sono sottoposti con le creature mortali alla inevitabile limitazione umana, ma in realtà sono concittadini degli angeli, perché sono accetti al Re, quali saggi suoi ministri. Perciò, come il sole sorge sul mondo nei cieli altissimi di Dio, così risplenda la luce del clero davanti agli uomini, perché vedano le sue opere buone e rendano gloria al Padre che é nei cieli (cfr. Mt 5, 16). «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 14). Come la luce non é fatta per illuminare se stessa, ma diffonde i suoi raggi tutt'intorno e fa risplendere le cose visibili, così la vita santa degli ecclesiastici giusti e onesti illumina e rasserena coloro che li vedono fedeli al loro ideale di santità. Per questo, chi é innalzato al governo degli altri, deve mostrare in se stesso in che modo gli altri si debbano comportare nella casa del Signore.(Parte 1, Venezia 1580, 2).