Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

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Giovedì 05 aprile 2007

Fate questo in memoria di me...

La Lavanda dei piedi...La liturgia eucaristica del Giovedì Santo, che si celebra in pomeriggio, è intensamente evocatrice dell'Ultima Cena, con il rito (facoltativo) della lavanda dei piedi. Solitamente, in mattinata, si celebra una messa solenne detta "del crisma", presieduta dal Vescovo diocesano e concelebrata, nella quale si procede alla benedizione degli oli santi destinati ai sacramenti (battesimo, cresima, ordinazioni, sacramento dei malati); si rinnovano gli impegni di fedeltà agli obblighi sacerdotali. Sono ore che il cristiano dovrebbe trascorrere i raccoglimento e intensa partecipazione con Gesù che sta offrendosi per la nostra salvezza. Preghiamo inoltre per la fedeltà ecclesiale dei vescovi e dei sacerdoti, e per quanti riceveranno il battesimo durante la solenne Veglia pasquale. Il testo dell'Esodo ricorda alcuni riti primaverili in uso presso i nomadi, con l'immolazione di un agnello. Quel rito preannunzia l'immolazione di colui che Giovanni Battista ha presentato come "agnello di Dio". Il rituale della Pasqua è memoriale e profezia del grande evento: la Passione redentrice del Figlio di Dio. Paolo, scrivendo ai Corinzi, ricorda le circostanze tragiche di quella notte in cui fu istituito il rito e il sacramento della Nuova Alleanza: è l'atto istituzionale dell'Eucaristia, sacramento della Nuova Alleanza. "In memoria di me": un ricordo perpetuo. La Chiesa tutta vive, si sviluppa e lavora in memoria di Gesù. Il cristiano è uomo di memoria e di profezia: "in attesa della Sua venuta". Giovanni presenta il comportamento dei commensali presenti nella sala del convivio pasquale: ore di dubbio, di incertezze, di tradimenti, ma anche delle ultime confidenze del Maestro. I presenti non hanno capito il gesto del Signore che lava i piedi di tutti. "Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi". Occorre accettare un Cristo servo e abbandonato da tutti. L'accoglienza festosa e rumorosa dell'ingresso in Gerusalemme è già dimenticata da tutti. Quale volto di Cristo ci stimola per mangiare il suo Corpo e bere il suo sangue, in memoria del gesto supremo che l'odierna liturgia commemora e adora?


Grandi eventi si compiono in questo giorno: la chiesa (fedeli e presbiteri) si riunisce in mattinata nelle cattedrali con il proprio Vescovo per fare concreta e viva esperienza di unità, memore della preghiera di Cristo che intensamente la chiede al Padre per la sua chiesa. La stessa unità viene celebrata nel memoriale eucaristico e nell'istituzione del Sacerdozio. La benedizione degli oli santi, che serviranno per l'amministrazione dei sacramenti, avviene nella stessa celebrazione a testimoniare la premura della chiesa per i propri fedeli, che si estende per tutto il tempo della vita terrena e diventano veicoli di grazia e segni efficaci di salvezza. E' un giorno veramente santo questo Giovedì: per i sacerdoti è il giorno in cui possono percepire, più che mai, la grandezza del dono ricevuto, che li assimila a Cristo stesso e li rende strumenti di salvezza e dispensatori dei beni di Dio; per i fedeli è il nuovo patto indissolubile ed eterno, sancito da Cristo che, per restare sempre con noi vivo, si rende presente nell'eucaristia e diventa cibo e bevanda di vita; per tutti può essere un giorno in cui la presenza di Dio e il suo amore per l'uomo si rende nel mondo più percettibile e più intenso.

Apoftegmi - Detti dei Padri

Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi poiché la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall'aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I SETTIMANARI DI CUCINA

I fratelli si servano a vicenda e nessuno venga dispensato dal servizio di cucina, a meno che non sia malato o occupato in cose di maggiore utilità, perché in tal caso si acquista una più grande ricompensa e un aumento di carità. Ai più deboli si diano degli aiutanti, affinché non svolgano il servizio di malumore; anzi abbiano tutti degli aiuti, secondo i bisogni della comunità e la posizione del luogo. Se la comunità è numerosa, il cellerario sia dispensato dal lavoro di cucina e così pure chi - come abbiamo detto - fosse occupato in cose di maggiore utilità; tutti gli altri si servano vicendevolmente nella carità.


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