Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
05 - 11 Agosto 2018
Tempo Ordinario XVIII, Colore verde
Lezionario: Ciclo B | Anno II, Salterio: sett. 2

Commento alle Letture

Martedì 07 agosto 2018

La vocazione o... seguire la Sua voce...

La liturgia di oggi suggerisce un raffronto tra l'oracolo sul capo del popolo di Dio, e la vocazione di Pietro. Infatti nel Vangelo di oggi vediamo Pietro che è ispirato a rischiare la vita per avvicinarsi a Gesù che camminava sul mare e Pietro ebbe l'ispirazione di dire: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque!»... «Pietro - dice il racconto - scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque»: era veramente rischiare la vita sulla parola di Gesù. Il pericolo si dimostrò davvero grave quando l'Apostolo cominciò ad affondare. Ci vuole coraggio a rischiare la vita per avvicinarsi al Signore, ma chi ha la vocazione di responsabilità nella Chiesa deve avere questo coraggio: se scende dalla barca sulla parola del Signore non deve temere, perché il Signore lo aiuterà. Pietro si impaurì e gridò: «Signore, salvami!». «E subito Gesù stese la mano, lo afferrò». Pietro era salvo. Però ricevette una lezione: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Rischiare la vita per avvicinarsi al Signore non provoca pericoli gravi, proprio perché il rapporto con lui è salvezza e permette che la vita abbia fecondità apostolica. «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio», è la conclusione del brano di Geremia. Grazie a un capo che mette a rischio la vita per avvicinarsi al Signore, la relazione tra il popolo e Dio diventa stabile e salda.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'OBBEDIENZA DEI DISCEPOLI

Facciamo quel che dice il profeta: «Ho detto: veglierò sulla mia condotta per non peccare con la mia lingua; ho posto un freno alla mia bocca mentre l'empio mi sta dinanzi; sono rimasto in silenzio, mi sono umiliato e ho taciuto anche di cose buone» (Sal 38,2-3 Volg.). Qui il profeta ci mostra che, se per amore del silenzio dobbiamo alle volte astenerci dai discorsi buoni, tanto più per la pena del peccato, dobbiamo evitare quelli cattivi. Pertanto, per custodire la gravità del silenzio, ai discepoli perfetti si conceda raramente il permesso di parlare, fosse pure di argomenti buoni, santi ed edificanti; poiché sta scritto: «Nel molto parlare non eviterai il peccato» (Pr 10,19); e altrove: «Morte e vita sono in potere della lingua» (Pr 18,21).

Cap.6,1-5.