Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
07 - 13 Gennaio 2018
Tempo Ordinario I, Colore verde
Lezionario: Ciclo B | Anno II, Salterio: sett. 1

Commento alle Letture

Venerdì 12 gennaio 2018

Gesù Cristo, la guida del suo popolo peregrinante, dell'Umanità.

La persona paralizzata di cui ci parla il vangelo, può rappresentare tutta l'umanità che non cammina, non cresce, non va avanti. Forse non cammina perché non ha trovato la guida sicura o ha cambiato la guida, oppure l'ha persa. Il popolo di Israele vuole avere un re umano che lo guidi rifiutando il vero e l'unico re che è Dio. Dio stesso lo permette, dandogli così l'occasione di capire che è proprio lui stesso la vera guida nei momenti sia buoni sia difficili e senza di lui nulla possono. Ma il vero re, il re così desiderato dal popolo antico, è Gesù Cristo. Il ritornello del salmo conferma la gioia: "Canterò in eterno l'amore del Signore". Egli è il vero re perché in lui misericordia e fedeltà fanno corona alla sua potenza ed egli domina su tutto. In lui la giustizia e il diritto sono la base del suo trono. Egli ha il potere di perdonare, di rimettere i peccati. Per questo merita di essere glorificato, benedetto come lo fanno quelli di cui il vangelo parla. Essi diventano quel popolo beato che sa acclamare il Signore e che cammina alla luce del suo volto (Sal 88, 16). Cristo è questa guida ed essere con lui è camminare alla luce del Suo Volto. Chi non cammina con lui è come la persona paralizzata del vangelo. Il Signore è venuto per portare tutti, per guidare tutti verso il Padre. Come possiamo fare per essere con Cristo ed averlo come guida? A noi viene chiesta la fede, una fede creativa nell'annuncio della parola di Dio. Ci vuole una fede testimoniata con la propria vita, una parola vissuta, praticata nell'amore. Questa può condurre l'umanità paralizzata verso Cristo.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

VARIE SPECIE DI MONACI E LORO VITA

La quarta specie di monaci è poi quella dei cosiddetti girovaghi, i quali passano tutta la loro vita girando di paese in paese e facendosi ospitare per tre o quattro giorni in monasteri diversi, sempre senza fissa dimora e instabili, schiavi delle proprie voglie e dei piaceri della gola e in tutto peggiori dei sarabaiti. Del miserabile genere di vita di tutti costoro è meglio tacere che parlare.
Lasciamoli dunque da parte e veniamo, con l'aiuto del Signore, a organizzare la fortissima specie dei cenobiti.

Cap.1,10-13.