Liturgia della Settimana

@Liturgia_silv su Twitter preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
07 - 13 Gennaio 2018
Tempo Ordinario I, Colore verde
Lezionario: Ciclo B | Anno II, Salterio: sett. 1
   
 

Commento alle Letture

Martedì 09 gennaio 2018

Il potere sui demòni, segno della presenza del Regno.

La presenza dell'Emmanuele, Dio-Con-Noi, è la presenza del Regno di Dio, poiché Cristo è il Regno di Dio. Questa sua presenza incuta paura e desta preoccupazione per lo spirito immondo che dichiara: «sei venuto a rovinarci?». Tutte le creature sono piene della sua grazia. Egli è venuto per liberare l'uomo posseduto da questi spiriti immondi. Il suo potere prevale su quello dello spirito immondo e lo scaccia tramite la parola che è efficace, autorevole e più forte delle potenze del male. Il Signore non vuole creare un dialogo con lui e non si lascia prendere dalla falsa riconoscenza dello spirito immondo, anche perché: "Io so che tu sei il Santo di Dio". La presenza di Gesù Cristo è già una rovina e l'instaurazione del regno di Dio sulla terra è una dispersione e una vittoria sul male. Su di noi che ascoltiamo la sua parola e la mettiamo in pratica, lo spirito immondo non può prevalere perché lo Spirito Santo opera in noi. Se egli opera in noi e la sua parola è in noi, lo spirito immondo non trova posto in noi. Dove Dio è o viene accolto, lo spirito immondo non trova spazio e dove il regno dei cieli è instaurato e ha posto le basi, il regno di satana non può porre le radici. Chi accoglie la parola di Dio accoglie Cristo e non è più sotto il dominio dello spirito immondo, del male. Lo «spirito immondo» sono le nostre abitudini, contrarie alla parola accolta, a Cristo. L'accogliere Cristo significa mettere in discussione tutto se stesso richiede un cambiamento. La Sua grazia questo lo rende possibile.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

PROLOGO ALLA REGOLA DI SAN BENEDETTO

Dobbiamo dunque costituire una scuola del servizio del Signore; e nell'organizzarla noi speriamo di non stabilire nulla di penoso né di pesante. Se tuttavia, per giuste ragioni, si dovrà introdurre anche qualcosa un pochino più dura per correggere i vizi e conservare la carità, tu non lasciarti subito prendere dallo spavento, così da abbandonare la via della salvezza, la quale all'inizio non può essere che stretta. Ma col progredire nella vita monastica e nella fede, il cuore si dilata e si corre nella via dei comandamenti di Dio (cf. Sal 118,32) con una dolcezza d'amore inesprimibile. Cosicché, non allontanandoci mai dal suo magistero e perseverando nel suo insegnamento in monastero fino alla morte, possiamo partecipare mediante la pazienza alle sofferenze di Cristo, per meritare di condividere anche il suo regno.

Prol.45-50.