Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
24 - 30 Aprile 2011
Tempo di Pasqua I, Colore bianco
Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 1

Commento alle Letture

Martedì 26 aprile 2011

«Donna perché piangi».

È ancora una donna la protagonista dell'episodio narrato dall'evangelista Giovanni. Maria di Màgdala, si reca al sepolcro, mossa da immensa gratitudine e amore per il suo maestro e salvatore, per cercare di recuperare il suo corpo senza vita. È immersa in lacrime di dolore. Il suo è il pianto amaro di chi sa cosa significhi perdere l'amore che salva, è il pianto dell'umanità che ha rinchiuso in un sepolcro il suo Dio, è la tristezza profonda per un crimine assurdo, è ancora l'incapacità di comprendere come possa accadere che il Figlio di Dio rimanga chiuso definitivamente in un sepolcro. Il pianto di Maria e le sue lacrime sono lacrime e pianto di tanti e tanti convertiti, che dopo aver vagabondato nei sentieri della morte, hanno ritrovato la vita in Cristo. La sua accorata esclamazione: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto», fa eco a tante altre, simili alla sua, con cui i pentiti, hanno finalmente preso coscienza della perdita più rovinosa che possa accadere ad un essere umano. In quelle stesse parole c'è la denuncia contro coloro che sono ladri della grazia divina e nemici della fede, che portano via e nascondono il Signore per celarlo alla vista di coloro che vogliono amarlo e seguirlo. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Gesù interviene di persona e la chiama «donna» perché la fede nel risorto non è ancora maturata in lei: sta lì a rappresentare un umanità ignara del grande evento, è la donna ancora in pianto perché domina in lei il pensiero che la morte sia la vincitrice nei confronti del suo amato Signore. Lei però lo sta cercando appassionatamente e Gesù le si rivela, rivestendola, di nuova soprannaturale dignità: la chiama per nome «Maria!». Ora si aprono gli occhi della sua fede e riconosce il suo amato Maestro: quell'intimità che sembrava la morte avesse infranto per sempre, ora si rinsalda in pienezza. «Ho visto il Signore» è la splendida conclusione della sua inattesa esperienza e allora non può più tacere, anche lei deve andare ad annunciare che Gesù è risorto. È vero che, da quel mattino, sono spesso di preferenza i convertiti i primi a vedere il Signore e poi i più appassionati annunciatori delle meraviglie di grazia di cui hanno goduto.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Abba Isaia disse: "La sapienza non consiste nel parlare; la sapienza sta nel sapere in quale momento parlare.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

COME DEVONO FARE LA SODDISFAZIONE GLI SCOMUNICATI

E allora, se l'abate lo permetterà, sia riammesso in coro al suo posto o a quello che l'abate avrà indicato; ma a patto che non ardisca recitare da solo salmo o lettura o altro nell'oratorio, se non ad un nuovo ordine dell'abate. E a tutte le Ore, mentre sta per terminare l'Opus Dei, si prostri a terra nel posto dove si trova; e così continui a fare la soddisfazione finché l'abate di nuovo non gli comanderà di mettervi fine. Chi invece per colpe leggere è scomunicato solo dalla mensa, faccia la soddisfazione nell'oratorio, prolungandola secondo l'ordine dell'abate, finché egli dia la benedizione e dica: «Basta così!».

Cap.44,5-10.