Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
18 - 24 Maggio 2008
Tempo Ordinario VII, Colore verde
Lezionario: Ciclo A | Anno II, Salterio: sett. 3

Commento alle Letture

Mercoledì 21 maggio 2008

Chi non è contro di noi è per noi...

Oggi San Giacomo ci offre una lezione molto appropriata. Ci fa toccare con mano una certa "arroganza" nei nostri atteggiamenti e nei nostri programmi, predisposti come se fossimo noi i padroni della vita e delle realtà terrene, dimentichi di quel detto: L'uomo propone, ma Dio dispone!
Egli invita quindi tutti noi a riconoscere la nostra dipendenza piena e assoluta da Dio, convinti che non possiamo aggiungere nemmeno un centimetro alla nostra statura senza la volontà del Signore. E' bene quindi tener sempre presente questa nostra precarietà in modo che la nostra vita possa trascorrere nell'ordine e nella piena fiducia in Lui, senza mai prevaricare e crederci padroni del tempo e della vita. Il brano del vangelo ci richiama alla stessa riflessione, anche se con diverse sfumature. I doni di Dio sono distribuiti dal Signore, secondo la sua volontà e scelta... ma Giovanni, l'apostolo della carità, qui si dimostra intransigente, osando perfino di proibire di scacciare i demoni a una persona che pure agiva in nome di Gesù. Anche qui è presente l'arroganza. Si tratta di una appropriazione esclusiva di doni e privilegi il cui donatore e distributore è solo il Signore. Gesù corregge questo ardente e focoso zelo: Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel nome mio e subito possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi."


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'Abba Pastor disse: Proprio come il fumo fa uscire le api dall'alveare in modo che il miele venga loro sottratto, così una vita comoda priva l'anima dell'uomo del timor di Dio e cancella tutte le sue opere buone.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

GLI ARTIGIANI DEL MONASTERO

Se nel monastero vi sono degli artigiani, esercitino la loro arte in tutta umiltà e solo con il consenso dell'abate. Se però qualcuno di loro si insuperbisce per la perizia acquisita nella sua arte e perché pensa di recare una qualche utilità al monastero, costui sia sospeso da quell'attività e non torni ad esercitarla se prima non si sarà umiliato e l'abate non glielo avrà concesso di nuovo

Cap.57,1-3.