Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
13 - 19 Aprile 2008
Tempo di Pasqua IV, Colore bianco
Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 4

Commento alle Letture

Mercoledì 16 aprile 2008

Io sono venuto come luce nel mondo.

Narra l'evangelista Giovanni: "Gesù gridò a gran voce: chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato". La sua voce è veramente il grido di Dio, pieno di passione per liberare l'uomo dalle sue ragnatele in cui si è inviluppato. Si direbbe che questa voce voglia frantumare la resistenza dei cuori, tutti intasati nelle tante faccende da fare. Si avverte la presenza di Dio nella comunità umana, e si continua a non volersene accorgere coscientemente. Credere in Gesù infatti e vederlo, significa credere e vedere colui che lo ha mandato. L'invisibile è reso visibile da Gesù, uomo "in tutto simile a noi", quale segno di condiscendenza per il genere umano, e quale segno di unità: "Io e il Padre siamo una cosa sola". Gesù riflette Dio Padre, lo avvicina all'uomo, lo fa conoscere, lo comunica. "Io sono venuto come luce nel mondo". Gesù si presenta come la luce "che illumina ogni uomo". Egli è venuto per strappare gli uomini dal mistero dell'oscurità e trasportarli nella luce. Coloro che credono in lui e lo accettano come rivelatore del Padre sono illuminati da questa luce che è egli stesso. E' la luce verso la quale camminiamo e che assicura una meta al nostro sudato girovagare. Certo che bisogna coesistere in pace, ma il Signore non è venuto soltanto per questo. Egli non si è accontentato di vivere il suo culto al Padre in silenzio nel tempio, egli ha gridato a gran voce: "Chi mi respinge e non accoglie le mie parole ha chi lo condanna. E' la parola che il Padre mi ha ordinato di pronunciare". Ora è ben vero che non tocca a noi giudicare, ma è altrettanto vero farci carico della nostra fede, della nostra testimonianza.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Fu domandato a un anziano: «Che cosa è l'umiltà?». Egli disse: «Che, se tuo fratello pecca contro di te, tu lo perdoni prima che egli ti testimoni il suo pentimento».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

LA MISURA DEL BERE

A dire il vero, leggiamo che il vino non è assolutamente fatto per i monaci; ma siccome i monaci dei nostri tempi non riescono a capire questo, almeno si stia attenti a non bere fino alla sazietà ma con moderazione, perché il vino fa traviare anche i saggi (Sir 19,2). Dove poi le condizioni del luogo sono tali da non poter assicurare nemmeno la quantità su indicata, ma molto di meno o addirittura niente, benedicano il Signore i monaci ivi residenti e non mormorino; e questo soprattutto ci teniamo a raccomandare: che si guardino da qualsiasi mormorazione.

Cap.40,6-9.