Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)  
10 - 16 Aprile 2005
Tempo di Pasqua III, Colore bianco
Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 3

Commento alle Letture

Sabato 16 aprile 2005

"...il corpo di Cristo vivifica coloro che comunicano con esso"

La forza rigeneratrice della Parola che Cristo ha pronunciato, fa germogliare nei cuori il seme della Verità; la terra rimossa permette alle radici di prendere spazio e di avvolgere le zolle concimate dalla grazia, facendole proprie. In questo abbraccio vitale, la terra concede la ricchezza ricevuta, si lascia assorbire per rivivere in un'altra forma, per essere assimilata a ciò che le dà significato...E' la nostra resurrezione, il nostro integrarci cosciente nel mistero di salvezza e di comunione che ci unisce come membra di un unico corpo. Quando lasciamo spazio allo spirito, dopo aver lavorato per la gloria del Regno rimuovendo la terra perché accolga il seme, possiamo essere lo strumento attraverso il quale prende voce il soffio dello Spirito, lo stesso soffio che ha suggerito a Pietro le parole "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio". Abbiamo conosciuto e creduto; le parole di Cristo sono spirito e vita e noi non possiamo non riconoscere la Vita... E' la sostanza che ci compone, che ci interpella, che chiede la sua realizzazione piena e sa di appartenere all'eternità. La direzione è la vita eterna; Cristo si è presentato a noi come Via, Verità e Vita, sorgente alla quale attingere per non avere più sete. E' possibile cambiare strada, ma è più faticoso che seguire Cristo e morire con lui... "Muoio, dice il Signore, per tutti, per vivificare tutti per mezzo mio. Con la mia carne ho redento la carne di tutti. La morte infatti morrà nella mia morte e la natura umana, che era caduta, risorgerà insieme con me".


Apoftegmi - Detti dei Padri

Fu domandato a un anziano: «Che cosa è l'umiltà?». Egli disse: «Che, se tuo fratello pecca contro di te, tu lo perdoni prima che egli ti testimoni il suo pentimento».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

LA MISURA DEL BERE

A dire il vero, leggiamo che il vino non è assolutamente fatto per i monaci; ma siccome i monaci dei nostri tempi non riescono a capire questo, almeno si stia attenti a non bere fino alla sazietà ma con moderazione, perché il vino fa traviare anche i saggi (Sir 19,2). Dove poi le condizioni del luogo sono tali da non poter assicurare nemmeno la quantità su indicata, ma molto di meno o addirittura niente, benedicano il Signore i monaci ivi residenti e non mormorino; e questo soprattutto ci teniamo a raccomandare: che si guardino da qualsiasi mormorazione.

Cap.40,6-9.