Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Giovedì 23 gennaio 2020

Gesù insegna con “autorità”.

Era molto intenso e fecondo l’apostolato di Gesù con i suoi discepoli. Egli svela in crescendo la sua natura divina, la sua missione, i suoi poteri. Contrariamente agli scribi, ai farisei e ai sacerdoti del tempo, le folle rimangono affascinate dai suoi insegnamenti: “Una dottrina nuova insegnata con autorità”, non come la insegnavano i loro scribi; e poi i suoi prodigi, il suo potere taumaturgico: “quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo”. Ricordiamo l’emorroissa! “Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse”. Gesù non vuole la testimonianza di Satana, nemico e mendace sin dal principio, gradisce invece quella che proviene dai cuori semplici della gente umile. Deve spesso sottrarsi alla calca della folla e rifugiarsi in luoghi solitari: “Egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero”. Ci suscita nostalgia e rammarico, dopo aver letto episodi evangelici come questo, vedere poi ai nostri giorni le chiese vuote e le Messe domenicali con pochi fedeli. C’è da chiedersi se la causa non sia la mancanza di “autorità” e santità da parte dei pastori di oggi. Chissà che Gesù non veda ancora la folla che vaga per le strade del mondo e si commuova per loro, vedendole come pecore senza pastore, e non si metta ad insegnare come ai suoi tempi. E non ci ripeta: “Abbiate fiducia, perché a suo tempo Egli vi manderà dei pastori a pascervi, secondo il Suo cuore”! «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


Apoftegmi - Detti dei Padri

Allontànati dal mondo intero con il corpo, e unisciti al mondo intero con il cuore.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

CONVOCAZIONE DEI FRATELLI A CONSIGLIO

Ogni volta che in monastero si devono trattare questioni di particolare importanza, l'abate convochi tutta la comunità ed esponga lui stesso di che si tratta. Dopo aver sentito il parere dei fratelli, consideri la cosa tra sé e poi faccia quello che gli sarà parso più utile. Ma abbiamo voluto che tutti siano chiamati a consiglio, perché spesso è al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore.
Però i fratelli esprimano il loro parere con tutta la sottomissione che l'umiltà ispira, senza presumere di sostenere ostinatamente il proprio punto di vista; la decisione invece dipenda dal giudizio dell'abate, in modo che tutti si attengano a ciò che egli avrà ritenuto più opportuno. Tuttavia, se è doveroso per i discepoli obbedire al maestro, è altrettanto conveniente che egli disponga tutto con prudenza e giustizia.


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