Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Mercoledì 17 aprile 2019

Sino alla fine!

«Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». L'apostolo diventa un miserabile mercante! Chiede denaro per consegnare il suo Maestro ai nemici. Questo accade proprio mentre Gesù sta per dare la suprema manifestazione di amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Gesù "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine". Ci lasciamo incantare da questo frammento di Vangelo, una vera perla. Ci colpisce la ripetizione del verbo "amare": è come un rafforzativo di questo verbo, fra tutti il più sacro, amare... E anche ci prende quel: sino alla fine, cioè sino alle estreme conseguenze, sino al compimento. Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Dentro quest'amore sino alla fine, dentro questo fuoco noi comprendiamo Gesù. Dentro quest'amore eccessivo, come lo direbbe Francesco d'Assisi, sta la spiegazione di tutto. «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione». A tanta divina e umana sublimità ci abbatte e ci umilia Giuda, il miserabile accattone, ci umiliano tutte le assurdità umane particolarmente quelle perpetrare dai prediletti del Signore. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!
Non basta mai ringraziare!


Apoftegmi - Detti dei Padri

Un fratello era assalito da molto tempo dal demone dell'impurità e malgrado molti sforzi non riusciva a sbarazzarsene. Una volta, mentre era alla Sinassi, si sentì come d'abitudine tormentato dalla passione; decise dunque di trionfare sulla macchinazione del demonio e di chiedere ai fratelli di pregare per lui affinché fosse liberato. E, sprezzando ogni vergogna, si mise nudo davanti a tutti i fratelli e mostrò l'azione di Satana: «Pregate per me, padri e fratelli miei», disse, «perché sono quattordici anni che sono così combattuto»; e subito il combattimento si allontanò da lui, grazie all'umiltà che aveva mostrato.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

IN QUALI ORE I FRATELLI DEVONO PRENDERE I PASTI

Dalla santa Pasqua fino a Pentecoste i fratelli pranzino a sesta e cenino la sera. Da Pentecoste poi per tutta l'estate, se i monaci non devono attendere ai lavori dei campi e se l'eccessivo calore estivo non lo impedisce, il mercoledì e il venerdì digiunino fino a nona; negli altri giorni pranzino a sesta. Ma se avessero lavori nei campi o la calura estiva fosse opprimente, si mantenga il pranzo a sesta anche in quei due giorni; e ciò sia rimesso al provvido giudizio dell'abate; egli appunto deve regolare e disporre le cose in modo che le anime si salvino e quello che i fratelli fanno, lo facciano senza alcun fondato motivo di mormorazione.


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