Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Mercoledì 15 gennaio 2014

Tutta la città davanti alla porta di casa.

In questo breve brano di vangelo, San Marco - nel suo stile tanto semplice quanto efficace - riesce a racchiudere con una intensità particolare un momento significativo della missione terrena di Cristo. Sembra che sia volontaria una contrapposizione tra l'atteggiamento del popolo, di tutti quelli che cercano Gesù, e dello stesso Gesù. Da un lato vi è quasi una frenesìa, un voler portare tutto e tutti davanti a Gesù. Dall'altro la calma e la tranquillità con la quale Gesù risponde in modo preciso a tutte le sollecitazioni, senza farsi travolgere dall'atmosfera concitata, e dando risposta a tutti; dalle situazioni apparentemente più "semplici", come la febbre, ai casi più disperati di indemoniati. Tutti vogliono avvicinarsi a Gesù, tutti gli vogliono parlare - per sé o per altri. È bello sorprendersi per questa sollecitudine divina. Chi sta a letto, per un qualcosa che potrebbe essere ritenuto banale, trova comunque chi diventi suo portavoce davanti a Gesù. È un particolare da non trascurare questo che riguarda la suocera di Pietro; a Gesù venivano presentati casi certamente più gravi; Egli risponde con uguale attenzione e sollecitudine. In quella confusione, in quel spingi-spingi, Gesù trova quasi un momento di sospensione nell'avvicinarsi alla malata. San Marco, riprendendo Gesù nella sua fermezza e gentilezza, quasi fa un fermo-immagine in quel momento di confusione. L'incontro con Dio, con Gesù supera certamente le nostre idee di spazio e tempo. È un momento nel quale entra tutto il mondo, così come nell'Ostia Consacrata vi è un Mistero più grande di tutti i mondi conosciuti e sconosciuti.


Nell'Ordine benedettino letture proprie della memoria dei santi discepoli di San Benedetto: Mauro e Placido.

Apoftegmi - Detti dei Padri

«Una parola non è possibile adesso – constata tristemente un padre del deserto. Quando i fratelli interrogavano gli anziani e facevano ciò che questi dicevano, Dio provvedeva per loro come dovevano parlare. Ma ora, poiché chiedono e non fanno ciò che odono, Dio ha tolto dagli anziani il dono della parola; e non sanno cosa dire, perché non vi è chi metta in pratica»


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

QUALE DEVE ESSERE L'ABATE

Sappia pure l'abate che il padre di famiglia ascriverà a colpa del pastore quanto di minor bene avrà trovato nel suo gregge. Sarà scusato, il pastore, soltanto se avrà usato ogni diligenza verso un gregge turbolento e disobbediente e avrà applicato tutti i rimedi alla loro cattiva condotta; allora, assolto nel giudizio divino, potrà dire col profeta: «Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato (Sal 39,11); ma essi mi hanno deriso e disprezzato» (Is 1,2 Volg.). E allora per le pecore ribelli alle sue cure ci sarà alla fine quale castigo la morte.


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