Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Giovedì 08 dicembre 2011

La fedeltà di Dio nel candore della Madre.

La prima lettura di questa solennità, in cui celebriamo "La piena di Grazia", la Vergine Immacolata, ci riporta al momento tragico di quel "principio", quando l'uomo e la donna, creati a immagine di Dio, quindi perfetti nella loro specie e felici nell'habitat che il buon Dio aveva loro assegnato, traditi dalla presunzione e dalla satanica suggestione, hanno fatto la tristissima esperienza del peccato. Un peccato che ha contagiato tutta la razza umana, annebbiando i sensi dell'anima e facendo insorgere nella nostra natura il fomite del male. Ne subiamo ancora tutte le conseguenze nella nostra storia personale e in quella dell'intera umanità. Però, proprio quando eravamo precipitati in questa situazione di infelicità, abbiamo sperimentato la sollecitudine amorevole e misericordiosa del nostro Padre celeste. Egli viene a cercarci, fa la diagnosi del nostro male e poi subito scandisce una solenne confortante promessa: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". Così viene preannunciata la redenzione e già appare all'orizzonte della Storia la Vergine Madre. Sarà lei, la Piena di Grazia, l'Immacolata a segnare l'inizio e il compimento dell'opera del nostro riscatto. San Paolo in un bellissimo inno così loda il Signore: "Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà". Il vangelo ci cala nella pienezza dei tempi: la Vergine di Nazareth è salutata da un Angelo, sarà proprio Lei, per scelta divina, a dare Carne e Sangue al Messia, al Figlio di Dio. Avverrà per opera dello Spirito Santo e la prodigiosa maternità esalterà ulteriormente il candore della Vergine. Il "sì" della Madre si fonde con quello dell'Inviato e ciò genera in loro una unione e comunione perfetta, che cresce e permane fino al Calvario e noi per quell'amore diventiamo "santi e immacolati", figli adottivi rigenerati da Cristo Gesù e dalla sua santissima Madre. Abbiamo finalmente la risposta a tutte le nostre attese. Nel fulgore di Maria ci è dato, se sappiamo ammirarlo con fede e imitarlo con figliale docilità, di rivedere, con benefica nostalgia, la nostra primitiva bellezza, quella che ci era stata donata con la creazione, che avevamo prima del peccato. Maria, la Madre, mediatrice di grazia, ha il compito perenne di rigenerarci e ricondurci a quella bellezza, imprimendo in noi una somiglianza nuova e più splendida, plasmata sull'impronta di Gesù, uomo perfetto.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Il padre Poemen disse a chi voleva vivere santamente: "Non misurare te stesso, aderisci piuttosto a chi sa vivere bene".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'ORDINE DELLA COMUNITÀ

I più giovani pertanto rispettino i più anziani; gli anziani amino i più giovani. Nello stesso modo di chiamarsi nessuno si permetta di rivolgersi all'altro col semplice nome, ma i più anziani chiamino i più giovani con l'appellativo di «fratelli» e i più giovani chiamino gli anziani «nonni», che significa «reverendo padre». L'abate poi, giacché sappiamo per fede che tiene le veci di Cristo, sia chiamato «signore» e «abate», non per sua pretesa ma per onore e amore di Cristo. Ma egli rifletta sulla sua dignità e si dimostri degno di tale onore.


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