Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Lunedì 29 novembre 2010

Gli scampati di Israele.

Nel ritornello del salmo responsoriale abbiamo un invito incoraggiante e bello: Andiamo con gioia incontro al Signore! L'avvento del Salvatore non può non portare gioia e pace al cuore dell'uomo. D'altra parte anche la Liturgia della parola ci invita ad aprire il cuore alla gioia. Questo germoglio del Signore, che fiorisce dalla radice di David, viene a donare la vita e a ricostruire e radunare i figli d'Israele dispersi nella deportazione di Babilonia. Ma questa gioia è ancora più grande e sicura perché vediamo il Salvatore in azione a favore dell'umanità, risanando il servo del centurione. Non è suo figlio, è uno schiavo eppure lo stesso centurione si muove a cercare la sua salvezza. Egli, pur essendo pagano, crede che Gesù ha la potenza di guarire anche da lontano. Nella sua umiltà si reputa indegno di riceverlo nella propria casa. Questo germoglio già opera e porta salvezza. Il servo viene guarito e il Signore richiama l'attenzione dei suoi discepoli sulla grande fede del centurione. Bello l'elogio che egli tesse di questo militare: "...in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!" Elogio che potrebbe suonare come rimprovero per la nostra poca fede coma lo fu per i contemporanei del Signore, ma anche come invito a crescere nella fiducia messianica in prossimità del Natale del Signore, nonostante le circostanze di umiliazione in cui viene al mondo il Redentore, Lui il figlio di Dio vivente. Non è facile riconoscere nella estrema povertà colui che tutto governa e per mezzo del quale tutto esiste. Non potrebbe essere proprio questa povertà motivo di fede? Colui che ha creato il mondo non viene a cercare le sue ricchezze, ma quello che dura per sempre, le anime. Fin dalla culla annuncia che il suo Regno non è di questo mondo come ripeterà a Pilato. Dinanzi a questo modello di libertà da ogni condizionamento umano, sorga in noi il desiderio di liberarci da tutto ci che ci tiene avvinti alla terra e ci condiziona nelle nostre scelte.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Abba Epifanio diceva: "La cananea grida forte ed è esaudita, l'emoroissa tace e viene detta beata, il fariseo grida ed è condannato, il pubblicano non apre nemmeno la bocca ed è esaudito".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I SACERDOTI CHE VOLESSERO EVENTUALMENTE ENTRARE IN MONASTERO

Se qualcuno dell'ordine sacerdotale chiede di essere accolto in monastero, non si acconsenta troppo presto. Tuttavia, se persiste con insistenza nella sua domanda, gli si faccia capire che dovrà osservare in tutto la disciplina della Regola e che non gli si farà alcuna concessione, in modo che valga per lui ciò che è scritto: «Amico, che sei venuto a fare?» (Mt 26,50 Volg.). Gli si permetta nondimeno di prendere posto dopo l'abate, di dare la benedizione e di celebrare la Messa, sempre che l'abate glielo consenta; altrimenti non pretenda nulla in alcun modo, sapendo di essere soggetto alla disciplina regolare; dia piuttosto a tutti esempio di umiltà.


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