Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Domenica 14 giugno 2009

Per essere creature nuove.

Già Mosè, il grande condottiero d'Israele, per stipulare un patto di alleanza con il Signore, asperge il popolo con il sangue che diventa segno di salvezza e di profonda comunione di vita. Anche per sfuggire all'angelo sterminatore, gli Ebrei aspergono con i sangue dell'agnello le porte delle loro case. Dare il sangue significa dare la vita sacrificando la propria, significa purificazione e interiore rinnovamento. Gesti e segni che preludono all'azione salvifica di Cristo che viene a ridare la vita a noi che eravamo morti al peccato. Egli sommo ed eterno sacerdote, dovrà spargere quel sangue prezioso umano divino e poi sotto le specie del vino dovrà essere preso come bevanda di salvezza. Una trasfusione di divinità che ci fa nuovi. La stessa carne purissima, immacolata, assunta dal Verbo nel seno della Vergine Madre, diventerà il nostro cibo, farmaco d'immortalità, per essere ricreati, rinnovati nella nostra natura fino ad assumere le primitive sembianza di bellezza che il Creatore ci aveva donato e dotarci di una nuova filiazione. Quel Dio, Creatore e Signore, rifiutato, abbandonato per effimere mete di presunta felicità, sfidato con l'intento non solo di assomigliargli, ma di eguagliarlo, pur di riaverci, dopo aver atteso e sollecitato invano il nostro ritorno, manda il suo Figlio a cercarci. Sarà Lui a indicarci la via del ritorno, sarà Lui a darci un salutare nutrimento per affrontare il duro percorso del ritorno. Non più insipide carrube, ma il pane di vita, il pane buono e il vino nuovo, che è il sangue del Figlio di Dio. In quella prima cena Gesù ormai prossimo alla passione, compie gesti e pronuncia parole che dovranno essere ripetute come un memoriale, nei secoli dei secoli, sino alla fine dei tempi. Dio si è fatto nostro cibo e nostra bevanda, così accade ad ogni Messa, l'Amore si è incarna, l'uomo può rinascere a vita nuova, può essere fortificato, può sentire nel profondo della propria anima il respiro, l'alito di Dio che dona amore, misericordia e fa una nuova creazione in noi. Tanto incommensurabile dono, offerto gratuitamente a tutti, rimane chiuso, solo e prigioniero nei tabernacoli o, ancor peggio, oggetto di orrendi sacrilegi da chi lo riceve con la morte nel cuore. L'alternativa è il dilagare dell'inquinamento morale e il trionfo del male. L'uomo privo del pane di vita e del preziosissimo sangue di Cristo, ha scoperto le droghe, si inebria, si avvelena e si uccide. Che tristezza! Al pane di vita abbiamo preferiamo i veleni della morte!


Dalle «Opere» di san Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa

O prezioso e meraviglioso convito!

L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull'altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l'Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l'Eucaristia nell'ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L'Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell'Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini. (Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4).

Apoftegmi - Detti dei Padri

Un fratello disse al padre: "se cado in qualche misera colpa, il mio pensiero mi consuma e mi condanna, 'dicendomi perché sei caduto?'" Disse a lui l'anziano: "nel momento in cui l'uomo cade in una mancanza e dice: 'ho peccato!', subito trova quiete".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'ELEZIONE DELL'ABATE

Non sia agitato e apprensivo, non sia pignolo e ostinato, non sia geloso e troppo sospettoso, altrimenti non avrà mai pace. Negli stessi comandi sia previdente e ponderato, tanto se la cosa è di carattere spirituale quanto se è di carattere materiale; negli ordini che dà agisca con discernimento e moderazione, tenendo presente la discrezione del santo Giacobbe quando diceva: «Se faccio stancare troppo a camminare le mie pecore, mi moriranno tutte in un solo giorno» (Gen 33,13 Volg.).


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