Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[menu] [seleziona le letture da stampare]
 

Commento alle Letture

Martedì 21 marzo 2006

Con tutto il cuore è da perdonare al proprio fratello.

Scrive l'evangelista Luca: Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette". Questa risposta spezza di colpo a Pietro e a noi il nostro... generoso perdono, perché nella mente di Gesù "settanta volte sette" significa sempre. Il perdono che propone Gesù non è questione di poche o di molte volte, si dovrà perdonare sempre; altro che la magnanimità di Pietro! Ci troviamo con questo brano nel cosiddetto "discorso ecclesiale, comunitario", dove Gesù rivolge agli apostoli e a quanti vi apparteranno tutte le disposizioni con le quali si dovrà regolare la loro vita comunitaria. E' molto prezioso questo insegnamento del Signore che egli esemplifica con la nota parabola dei due debitori. Perdonare è conservare la possibilità di rapporti aperti verso coloro che hanno chiuso con noi, perché ci hanno fatto del male. In questo senso, perdonare è imitare Dio. Rimane aperta così l'offerta della vita, della cordialità ferita, del dialogo faticoso, ma non impossibile. Perdonare richiede molta forza, a volte vera morte di sé per chi lo dona e vita genuina per chi non ha saputo rispettare la dignità del fratello. E' molto importante rivivere la parabola dei due debitori, misurarci sulla nostra capacità di perdono o sulla nostra triste capacità di malevolenza. Se ci misurassimo sul quanto o sul come, saremmo fuori da questa dinamica possibilità di ricuperare quanto si è perduto. La nostra attenzione deve riferirsi solamente al nostro rapporto con Dio. La misericordia senza misura del Padre, che in Cristo ci ha donato tutto e tutto ancora ci donerà, sollecita ora e maturerà nel tempo (non è cosa immediata), la nostra misericordia, la nostra condiscendenza verso chi... ci ha osato tanto.


Transito del Santo Padre Benedetto
(letture proprie)

«In piedi, nell'oratorio, in mezzo ai discepoli che lo sorreggevano, l'uomo di Dio Benedetto, fortificato del Corpo e del Sangue del Signore, levò le mani al cielo e nella preghiera rese lo spirito a Dio e fu visto salire al cielo per una via adorna di drappi e sfolgorante di innumerevoli luci». Così il Papa Gregorio Magno, primo biografo del Santo, ci descrive il pio transito del Patriarca S. Benedetto. La morte è la sintesi della vita e la migliore testimonianza della santità. Oggi esulta la schiera dei Monaci, che con lui godono in cielo; esultano i monaci, ancora impegnati nel faticoso ritorno a Dio e tutti coloro che, sotto la sua gloriosa Regola, militano nei monasteri ovunque sparsi nel mondo. Veneriamo il padre dei monaci, veneriamo il grande legislatore, veneriamo colui che è stato proclamato Patrono d'Europa. Facciamo l'elogio della sua santità, della sua sapienza e della sua moderazione: diamo lode al Signore perché le sue norme di vita hanno guidato e guidano ancora una schiera innumerevole di uomini e di donne sulla via della santità. Rendiamo grazie al Dio perché S. Benedetto, coniugando santità e operosità, preghiera e lavoro, ha saputo porre le basi di una grande civilizzazione, improntata sul Vangelo di Cristo. È prerogativa dei grandi Santi lasciare solchi profondi ed indelebili nella storia, per cui la loro opera, non solo non finisce con la loro nascita in cielo, ma trova nuovo vigore e continuamente cresce e si espande: è il compito che Benedetto da Norcia ha lasciato ai suoi figli monaci, un compito che diventa quanto mai urgente ai nostri giorni, nel costatare che le solide radici del cristianesimo seminate dai suoi figli nel mondo, che hanno svolto per secoli un ruolo determinate, particolarmente nel continente europeo, sembra le si vogliano scalzare. Il suo patrocinio ci conforta, lo zelo dei suoi figli dovranno fare il resto.

Apoftegmi - Detti dei Padri

Un anziano disse: «Lo sforzo e la sollecitudine di non peccare hanno un solo scopo: non scacciare dalla nostra anima Dio che vi abita».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

LA SCOMUNICA PER LE COLPE

Se un fratello si mostra ribelle o disobbediente o superbo o mormoratore o contrario a qualche punto della santa Regola e alle disposizioni degli anziani, e per di più anche sprezzante, costui sia ammonito in segreto dai suoi superiori una prima e una seconda volta, secondo il comandamento di nostro Signore (cf. Mt 18,15-17). Se non si corregge, sia ripreso pubblicamente davanti a tutti. Se neppure così si sarà emendato, sia sottoposto alla pena della scomunica, se è capace di comprenderne la portata; se invece non è sensibile ad essa, sia punito con un castigo corporale.


home  |  commento  |  letture  |  santi  |  servizi  |  archivio  |  ricerca  |  F.A.Q.  |  mappa del sito  |  indice santi  |  preghiere  |  newsletter  |  PDA  |  WAP  |  info


Questa pagina è in una versione adatta alla stampa, agli smartphone e ai PDA.
URL: https://liturgia.silvestrini.org/p/commento/2006-03-21.html
Versione completa online:
https://liturgia.silvestrini.org/commento/2006-03-21.html

i-nigma smart code
SmartCode: https://www.i-nigma.com/