Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Domenica 27 novembre 2005

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!

Il Vangelo, che ci propone la vita e l'insegnamento di Gesù, ha un valore che supera qualsiasi barriera temporale e spaziale. In ogni versetto del Vangelo è contenuta questa legge che diventa per noi fonte di vita perché troviamo nei Vangeli, e nell'insegnamento della chiesa, tutto quanto ci serve. Raramente, però Gesù esplicitamente si rivolge direttamente anche a noi. Quanto allora dobbiamo prendere in considerazione, oggi le sue parole che riguardano la vigilanza. Vigilare; è una parola rivolta a tutti, che Gesù annuncia a tutti. È una sola parola ma che ha in sé il Suo insegnamento. La misericordia del Padre sarà sempre pronta ad accogliere nel suo abbraccio di salvezza chiunque chiede di ritornare nella Sua casa! Vegliare significa essere sicuri di questa misericordia, che si è attuata nella Morte e Resurrezione di Cristo; è porsi nella relazione giusta con Dio, che passa nel nostro relazionarsi con il prossimo. Vegliare è il programma della vita del cristiano che ha piena fiducia nel Dio che salva. Vegliate! è un imperativo grammaticale, che diventa imperativo per la nostra vita. Gesù ce lo chiede non con arroganza, ma è la sua proposta che diventa imperativo per la forza del suo amore! Egli si è donato completamente a noi e in questa sua esortazione vi è tutta la forza redentrice della Morte e Resurrezione, vi è la salvezza che Egli ci porta e che vuole operativa: è la salvezza completa che è per "tutti"! Vi pone tutto il suo amore, tutta la carica dell'essere sceso come nostro fratello ma che richiede orecchie attente, cuore pronto, intelligenza vivace per essere accolta nella vita.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Raccontava del padre Dioscuro, che mangiava pane d'orzo e farina di lenticchie. Ogni anno si proponeva le pratiche di una nuova disciplina. Diceva: "Non avrò incontri con nessuno quest'anno", oppure: "non parlerò", oppure: "Non mangerò nulla di cotto", o ancora: "non mangerò frutta e verdura". Faceva così tutte le pratiche possibili, non faceva in tempo a compierne una che ne inizia un'altra. E ciò avveniva ogni anno.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I FIGLI DEI NOBILI E DEI POVERI

Se per caso un nobile vuole offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il fanciullo è ancora in tenera età, i genitori scrivano la carta di petizione, di cui abbiamo parlato sopra; e insieme alle offerte della Messa avvolgano nella tovaglia dell'altare la stessa petizione e la mano del fanciullo; e così lo offrano.


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