Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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I Santi del giorno

Venerdì 11 novembre 2022

San Martino di Tours

Vescovo (Memoria obbligatoria)

BIOGRAFIA

Nacque in Pannonia verso il 316 da genitori pagani. Ricevuto il battesimo ed abbandonato il servizio militare, fondò un monastero presso Ligugé in Francia, dove condusse vita monastica sotto la guida di sant'Ilario. Fu quindi ordinato sacerdote e in seguito eletto vescovo di Tours. Fu buon pastore del suo popolo, fondò altri monasteri, curò l'istruzione del clero ed evangelizzò i poveri. Morì nel 397. E' il primo santo non martire, ricordato nella liturgia.

MARTIROLOGIO

Memoria di san Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell'odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di sant'Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.

DAGLI SCRITTI...

San Martino lascia la cavalleria.

Dalle «Lettere» di Sulpicio Severo
Martino povero e umile

Martino previde molto tempo prima il giorno della sua morte. Avvertì quindi i fratelli che ben presto avrebbe cessato di vivere. Nel frattempo un caso di particolare gravità lo chiamò a visitare la diocesi di Candes. I chierici di quella chiesa non andavano d'accordo tra loro e Martino, ben sapendo che ben poco gli restava da vivere, desiderando di ristabilire la pace, non ricusò di mettersi in viaggio per una così nobile causa. Pensava infatti che se fosse riuscito a rimettere l'armonia in quella chiesa avrebbe degnamente coronato la sua vita tutta orientata sulla via del bene. Si trattenne quindi per qualche tempo in quel villaggio o chiesa dove si era recato finché la pace non fu ristabilita. Ma quando già pensava di far ritorno al monastero, sentì improvvisamente che le forze del corpo, lo abbandonavano. Chiamati perciò a sé i fratelli, li avvertì della morte ormai imminente. Tutti si rattristarono allora grandemente, e tra le lacrime, come se fosse uno solo a parlare, dicevano: «Perché, o Padre, ci abbandoni? A chi ci lasci, desolati come siamo?
Lupi rapaci assaliranno il tuo gregge e chi ci difenderà dai loro morsi, una volta colpito il pastore? Sappiamo bene che tu desideri di essere con cristo; ma il tuo premio é al sicuro. Se sarà rimandato non diminuirà. Muoviti piuttosto a compassione di coloro che lasci quaggiù». Commosso da queste lacrime, egli che, ricco dello spirito di Dio, si muoveva sempre facilmente a compassione, si associò al loro pianto e, rivolgendosi al Signore, così parlò dinanzi a quelli che piangevano: Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica: sia fatta la tua volontà.
O uomo grande oltre ogni dire, invito nella fatica, invincibile di fronte alla morte! Egli non fece alcuna scelta per sé. Non ebbe paura di morire e non si rifiutò di vivere. Intanto sempre rivolto con gli occhi e con le mani al cielo, non rallentava l'intensità della sua preghiera. I sacerdoti che erano accorsi intorno a lui, lo pregavano di sollevare un poco il suo povero corpo mettendosi di fianco. Egli però rispose: Lasciate, fratelli, lasciate che io guardi il cielo, piuttosto che la terra, perché il mio spirito, che sta per salire al Signore, si trovi già sul retto cammino. Detto questo si accorse che il diavolo gli stava vicino. Gli disse allora: Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie. Nel dire queste parole rese la sua anima a Dio. Martino sale felicemente verso Abramo. Martino povero e umile entra ricco in paradiso.(Lett. 3, 6. 9-10. 11. 14-17. 21; Sc 133, 336-343)



Il vangelo del santo

Mt 25, 31-40
Dal Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

Il santo di oggi

San Martino è uno dei santi più importanti nell'Ordine benedettino. Il vangelo della messa del santo, oltre che ricordarci che saremo giudicati sull'amore a Dio e al nostro prossimo, ci parla del Santo stesso, ne riassume in modo essenziale la vita. La liturgia della parola lo annovera tra coloro che hanno saputo riconoscere Cristo nei poveri e nei sofferenti. Sicuramente egli è tra coloro ai quali il Signore ha rivolto l’invito finale: “Venite, benedetti dal Padre mio”. San Martino, con la sua carità operosa, ha ricevuto in eredità il Regno preparato per lui fin dalla fondazione del mondo, è stato annoverato nella schiera dei beati. Lo stesso Cristo gli ha poi scandito le motivazioni del premio finale: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
Esulterà di gioia indicibile Martino, nel ricordare che con il suo mantello ha avuto l'onore, non solo di coprire i riscaldare un povero infreddolito, incontrato nelle strade del mondo, ma di aver ricoperto di amore e dato calore al corpo stesso di Cristo, che si nascondeva sotto le spoglie di quel povero. È la sorte che toccherà anche a noi se sapremo con la stessa fede, con la stessa generosità riconoscere Cristo negli ultimi e nei poveri e soccorrerli dando loro qualcosa di nostro. Viene da pensare quanto grande è la generosità di Dio verso di noi: noi diamo a Lui le povere cose del mondo, un po’' di cibo o di bevanda, un mantello, una visita, un soccorso e Lui ci ripaga con un premio eterno. Dovremmo, anche per convenienza, aprire il nostro cuore all’amore fraterno nella ferma convinzione che aprendoci al nostro prossimo facciamo spazio a Dio. Egli ci ripete: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Non ci mancano certo le occasioni di incontrare e soccorrere i poveri: occorre solo aprire occhi e cuore, poi anche le nostre mani si muoveranno.

NOTA DAL MESSALE

Martino (Sabaria, attuale Szombathely, Ungheria, 316/317 - Candes-Saint-Martin, Francia, 8 novembre 397), figlio di un militare pagano, venne a sua volta avviato alle armi. Divenuto cristiano, abbandonò l’esercito ed entrò in contatto con il vescovo Ilario di Poitiers. Si dedicò quindi alla vita eremitica, prima sull’isola di Gallinara (Savona), poi a Ligugé, nei pressi di Poitiers. Eletto, contro la sua volontà, vescovo di Tours, mantenne il suo stile di vita e fondò nei pressi della città il monastero di Marmoutier. Contribuì notevolmente alla diffusione del cristianesimo nelle campagne e anche per questo il suo culto divenne molto popolare, soprattutto in ambito rurale. La memoria liturgica corrisponde al giorno della sepoltura, avvenuta l’11 novembre a Tours e ricordata nel Martirologio geronimiano (sec. V-VI).

 

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