preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
L’autore della Lettera agli Ebrei, parlando della forza e dell’efficacia della Parola di Dio, afferma: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è creatura che possa nascondersi davanti a lui: tutto è nudo e scoperto ai suoi occhi, e a lui dobbiamo rendere conto.” Quando i doni di Dio ci vengono offerti come strumenti di salvezza, possiamo accoglierli con gratitudine e viverli nella fede, oppure rifiutarli, trasformandoli in un tormento interiore. Non si può resistere impunemente alla Luce: essa mette a nudo le nostre incoerenze, scruta nel profondo, svela i segreti dell’anima, il bene che ci arricchisce e il male che ci opprime. Per questo scribi, farisei e persino i compaesani di Gesù non riescono a sopportare le sue parole. Pieni di sdegno, arrivano persino a minacciare di gettarlo da un precipizio. L’orgoglio ferito si trasforma in desiderio di vendetta: chi proclama la verità deve essere ridotto al silenzio, chi smaschera ipocrisie ben costruite deve scomparire. Falsità, meschinità e ipocrisia si radicano con fatica nell’animo umano: è un lavoro continuo, con cui le verità, anche quelle di Dio, vengono smontate pezzo dopo pezzo e sostituite da illusioni personali. La voce di Cristo si scontra con questa realtà senza possibilità di compromesso. La verità è una sola, non può essere frammentata. È un dono gratuito, fonte di beatitudine, grazia e salvezza: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!” Il Signore è ancora vivo in mezzo a noi, la sua Parola palpita nel cuore della Chiesa e dei suoi fedeli. Eppure, ancora oggi, molti si sentono disturbati da Cristo e dai suoi messaggeri. C’è ancora chi vorrebbe farli tacere e spingerli nel vuoto. Che il Signore non debba ripetere anche a noi, distratti, superficiali o addirittura ostili, le stesse parole amare di allora: “Nessun profeta è ben accolto in patria.”
Un anziano disse: «Giuseppe d'Arimatea prese il Corpo di Gesù e lo mise in una sindone monda e in un sepolcro nuovo, cioè in un uomo nuovo. Che ciascuno abbia gran cura di non peccare per non oltraggiare Dio che abita in lui, e per non scacciarlo dalla sua anima. La manna fu data a Israele per nutrirsi nel deserto, ma al vero Israele è stato dato il Corpo di Cristo».
QUELLI CHE SENZA AUTORIZZAZIONE TRATTANO CON GLI SCOMUNICATI Se un fratello, senza l'autorizzazione dell'abate oserà trattare in qualsiasi modo con il fratello scomunicato o parlare con lui o inviargli un messaggio, incorra nella pena di una eguale scomunica.
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