preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
La liturgia della festa di oggi ci invita a riflettere su diversi aspetti. Celebriamo la fede di Pietro e la sua confessione della divinità di Cristo. Ricordiamo anche il mandato affidatogli da Gesù: essere il nocchiero della Chiesa. Questo mandato continua oggi nei suoi successori. È una festa che coinvolge tutta la Chiesa. Cristo, il capo, è al centro. Il romano pontefice, suo rappresentante in terra, guida le membra della Chiesa. Le chiavi del Regno, affidate a Pietro, sono ora segno universale di salvezza per tutti. Il Vangelo ci riporta le parole di Gesù. Alla confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona. Non la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli. Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Con queste parole, Cristo affida a Pietro un ruolo unico. Pietro, l’umile pescatore, diventa il principe degli apostoli. La sua fede, il suo amore dichiarato tre volte al Signore, lo rendono la pietra su cui Cristo costruisce la Chiesa. Gesù assicura anche la vittoria della Chiesa sul male e sui suoi nemici: «Le porte degli inferi non prevarranno». Questa garanzia ci dona speranza e fiducia. Da quella Cattedra, segno episcopale, il Vicario di Cristo ci insegna la verità della dottrina. È anche guida sicura per il cammino della fede. Per lui, oggi, preghiamo con cuore sincero.
Camminare nel fuoco della preghiera. «Il padre Lot si recò dal padre Giuseppe a dirgli: "Padre, io faccio come posso la mia piccola liturgia, il mio piccolo digiuno, la preghiera, la meditazione, vivo nel raccoglimento, cerco di essere puro nei pensieri. Che cosa devo fare ancora?". Il vecchio, alzatosi, aprì le braccia verso il cielo e le sue dita divennero come dieci fiaccole. "Se vuoi - gli disse - diventa tutto di fuoco"».
L'UMILTÀ Il decimo gradino dell'umiltà si sale quando non si è facili e pronti al riso, perché sta scritto: «Lo stolto alza la voce mentre ride» (Sir 21,23). L'undicesimo gradino dell'umiltà si sale se il monaco, quando parla, lo fa pacatamente e senza ridere, con umiltà e gravità, usando poche e sensate parole e senza alzare la voce, come sta scritto: «Il saggio si riconosce per la sobrietà nel parlare».
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