Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Lunedì 11 marzo 2024

«Tuo figlio vive!».

Gesù torna tra la sua gente. Egli, come sempre, nulla lascia di intentato affinché, anche dopo uno sdegnoso rifiuto, sia poi accolto ed ascoltato. E finalmente sgorga la gioia nei suoi compaesani. Egli un giorno pregherà dicendo: “Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. L’incontro personale con Cristo, le sue parole, i suoi prodigi, le verità che egli infonde in noi, la sua stessa persona, è sempre per noi fonte di vera gioia. Egli è colui che ci salva, ci libera dai nostri mali, ci guarisce nel corpo e nello spirito, è la fonte della vera gioia cristiana. Ci stiamo preparando ad una vera e propria esplosione di gioia; avverrà sul monte, dopo una tragica passione, dopo i tormenti della morte: un sepolcro vuoto e il Vivente che annunzia a tutti la sua pace. “Pace e gioia” è il saluto dei credenti, è un annuncio pasquale, è un atto di fede nel Risorto. Le parole di Gesù: «Tuo figlio vive!», noi le accogliamo in questo giorno, come se fossero rivolte, non tanto al funzionario del Re, ma alla nostra madre Chiesa. A lei Cristo sta dando l’annuncio della nostra guarigione, noi ci sentiamo guariti, noi ci vediamo confermati nella fede, rafforzati nella fiducia e nella speranza. Così impariamo ad entrare nelle parole di Dio, a sentirci coinvolti e protagonisti: siamo noi i destinatari e i beneficiari dei suoi prodigi, noi ci sentiamo guariti, vivi e pervasi di gioia. C’è tanta tristezza nel nostro mondo, è una gramigna disseminata da satana e per questo il buon seme rischia di restarne soffocato, la fede illanguidita e lo sguardo incollato ad un sepolcro. La fede nella risurrezione viene relegata nell’inconscio ed emergono forti i pensieri di morte che diventano generatori di paure. Gesù per questo ci ripete i motivi della gioia e la certezza della vita: "Va, tuo figlio vive!...".


Apoftegmi - Detti dei Padri

"Un fratello chiese ad abba Matoes: 'Che devo fare? La mia lingua mi è causa di afflizione: quando giungo in mezzo agli altri non riesco a trattenerla, ma in ogni loro buona azione trovo da giudicarli e accusarli. Che devo dunque fare?' L'anziano gli rispose: 'Fuggi nella solitudine. È debolezza infatti. Chi vive con dei fratelli, non deve essere spigoloso, ma sferico, per poter rotolare verso tutti'. E disse: 'Non per virtù vivo in solitudine, ma per debolezza; sono i forti infatti che vanno in mezzo agli uomini".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

CON QUALE ORDINE DEVONO DIRSI I SALMI

Alle Ore diurne si inizi sempre con il versetto: «O Dio, vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in mio aiuto» (Sal 69,2) e il Gloria; quindi l'inno di ciascuna Ora. A Prima della domenica si dicano quattro strofe del salmo 118; nelle altre Ore, cioè a Terza, Sesta e Nona, tre strofe per volta dello stesso salmo 118.


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