Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Domenica 12 agosto 2018

Chi mangia di questo Pane vivrà in eterno.

È il terzo incontro nostro, la terza catechesi di Gesù sul Pane di vita. Il terzo incontro con il brano di Giovanni, inserito nel capitolo 6 del suo vangelo. E, credo, deve essere veramente importante questo brano se la Chiesa, la Liturgia ce lo propone tutto intero, in più domeniche, come con contagocce, perché entri tutto intero dentro di noi, perché entri pian piano nei nostri cuori.
Abbiamo già sentito del miracolo di Gesù, Gesù che con cinque pani e due pesci sa sfamare più di cinque mila persone. Poi, domenica scorsa abbiamo potuto sentire Gesù che ci faceva la domanda precisa... «perché mi cercate, perché siete venuti fin qui?» E tutto questo per farci capire che per il nostro spirito non c'è un altro pane, non c'è l'altro di cibo se non lui stesso, se non Gesù, perché c'è un pane che perisce ma c'è un pane che dura per la vita eterna.
Ma questo non basta ancora. Non basta solo mangiarlo. Serve qualcos'altro, serve un dono del Padre, serve un po' di fede, serve che ci lasciamo attirare dal Padre, perché "nessuno può venire a me", a cibarsi di me, avere la Vita, se non lo attira il Padre che ha mandato Gesù.
È allora è la fede, anche se poca, dubbiosa, con tante domande, con tante difficoltà... che deve farci da guida, deve guidare tutta la nostra vita. Quel piccolo spiraglio, piccolo spazio lasciato aperto a Dio perché possa entrare dentro di noi, guidarci...
Nel momento in cui ci chiediamo, nel momento in cui ci barrichiamo in noi stessi, quando vogliamo fare da noi, quando vogliamo fare da soli, ci accorgiamo che le cose sono troppo grandi, le cose ci sovrastano e allora ci può capitare come ad Elia nella prima lettura, crisi, sconforto, rinuncia, mormorazione... «Non è forse quel Gesù che conosciamo? - si domandavano i Giudei in un altro brano... - Non è il figlio di Giuseppe, il carpentiere? Perché guardavano con gli occhi, volevano solo segni, solo sensazioni. Sarà capitato a molti di noi, forse ci siamo trovati anche noi in situazioni difficili, senza speranze, forse anche noi abbiamo gridato come il profeta: «Ora basta, prendi la mia vita, fammi morire...», forse ci siamo allontanati da lui, siamo andati anche noi lontano, nel deserto, lontano da tutto e da tutti...
Ma il Signore non ci lascia soli, ascolta il nostro grido, al profeta manda un Angelo, lo nutre, non solo di pane ma di speranza, di amore, lo sazia... «e con la forza datagli da quel cibo -dice l'autore sacro- camminò per quaranta giorni e quaranta notti, fino al monte di Dio, Oreb», fino alla dimora di Dio...
Anche noi possiamo nutrirci di quel Pane di vita, di quel Pane che dà la vita, dà la forza per andare avanti, per sconfiggere il male, per vincere il peccato dentro di noi, sconforto, mormorazione in noi. Non è un semplice pane, è un Pane che dà la vita, è il Corpo di Cristo che dà la forza, che aiuta ad arrivare al santo monte di Dio, alla dimora di Dio, alla Gerusalemme celeste.
Rafforzati da questo pane, da questo cibo, diventiamo imitatori di Dio e possiamo amare come Cristo, posiamo sostenere i fratelli, come Cristo, camminare con loro. Se parteciperemo alla messa, all'eucaristia... lo vedremo di nuovo, spezzato sull'altare per noi. Diremo di nuovo: «Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa...», ma continuiamo con fede questa frase: «non sono degno, ma di' soltanto una parola ed io sarà salvato...» Il Signore ce lo conceda...


Nel nostro Monastero,

San Gratigliano, martire, soll.
Patrono della città (Letture proprie)

“Gesù disse ai suoi discepoli: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna”. In queste parole è racchiusa la motivazione che hanno indotto e inducono i martiri a subire ogni tortura sino alla morte L'Apostolo Giacomo ribadisce lo stesso concetto quando scrive: “Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano”. Coronare la vita significa spenderla nel modo migliore possibile, conseguire il premio promesso di gran lunga più prezioso della vita e dei giorni che potremmo ancora godere quaggiù. Dice ancora il Signore: “Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?”. Il calcolo dei valori e l'intelligenza della fede consente ai martiri di fare le loro scelte eroiche. È però la stessa fede che deve guidarci tutti i giorni della nostra vita. Con quella stessa luce dobbiamo affrontare le inevitabili prove che tutti, in modi diversi. tutti dobbiamo subire. O ci lasciamo illuminare dalla fede o ci condanniamo ad una lotta assurda contro le avversità che non potremmo mai evitare e sconfiggere. La vera vittoria è proprio quella dei gloriosi martiri e di tutti i Santi che hanno amato la sofferenza perché vista come strumento di meriti e vera gloria. Entrano in gioco il tempo e l'eternità, la vita presente e la vita futura, i beni di questo mondo e quelli ultraterreni, la vita e la morte. La potenza del mondo e la fragilità dei credenti si affrontano e si confrontano con un esito apparentemente scontato, ma viene letteralmente capovolto al cospetto di Dio. È determinante quindi la fede e l'abbandono in Dio, è indispensabile la luce dello Spirito Santo e la grazia divina che ci sostiene nelle nostre scelte quotidiane.

Apoftegmi - Detti dei Padri

Discernimento

«Un anziano disse: "Non fare niente prima di aver esaminato il tuo cuore per vedere se ciò che stai per fare è secondo Dio"».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'UMILTÀ

Il primo gradino dell'umiltà si sale quando, avendo sempre davanti agli occhi il timor di Dio, si fugge nel modo più assoluto la dimenticanza; ci si ricorda sempre di tutti i comandamenti di Dio e si medita continuamente nel proprio cuore come cadano nella geenna per i loro peccati quelli che disprezzano Dio e come la vita eterna sia preparata per quelli che lo temono; e, guardandosi ogni momento dai peccati e dai vizi di ogni genere, cioè dei pensieri, della lingua, degli occhi, delle mani, dei piedi, della volontà propria, nonché dai desideri della carne, ci si affretti ad amputarli.


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