Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Giovedì 08 febbraio 2018

«Per la tua fede va', il demonio è uscito da tua figlia».

Il Vangelo di oggi ci suggerisce un confronto che sembra improponibile. Alla Parola di Dio si confronta la povera parola umana. Oltretutto è la parola di una donna pagana, che quindi sembra esclusa anche dal messaggio del Signore, esclusa dalla sola possibilità di rivolgersi a Gesù. All'azione di Dio si presenta la supplica e la domanda di una madre. È un confronto molto serrato che si svolge su una precisa traiettoria, che lo stesso Gesù Cristo propone. Cosa mai può legare il Dio che sembra lontano ed inaccessibile a questa donna che domanda e chiede con insistenza? La misericordia e la compassione di Gesù Cristo, certamente; il Mistero dell'Incarnazione ci insegna proprio questo: il desiderio di Dio di diventare come noi. È Dio che si china con il suo sguardo di amore, come una madre verso il suo bimbo. Senza questo Mistero d'amore questa donna non avrebbe potuto riconoscere in Gesù il Cristo Salvatore. È proprio qui allora l'altro punto che il Vangelo ci insegna: la fede. Solo tramite essa possiamo parlare veramente con il Signore; solo con la fede possiamo attingere al suo infinito mistero di amore. Il messaggio di oggi è l'invito alla salvezza; contiene quella grande consolazione che ci rende evidente come la misericordia di Dio non ha confini; ma è anche l'appello vero alla nostra fede. La salvezza è reale e concreta solo con la nostra conversione ad una fede sempre più pura.


Apoftegmi - Detti dei Padri

"Un fratello chiese ad abba Arsenio di dirgli una parola. L'anziano gli disse: «Lotta con tutte le tue forze perché la tua attività interiore sia secondo Dio e così vincerai le passioni esteriori».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'UMILTÀ

La divina Scrittura, fratelli, ci grida: «Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). E con questa affermazione vuol farci capire che ogni esaltazione è una specie di superbia; cosa da cui il profeta dichiara di guardarsi quando dice: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze» (Sal 130,1). E allora? «Se non nutro sentimenti di umiltà ma esalto il mio cuore, tu mi tratterai come un bambino svezzato dal seno di sua madre» (Sal 130,2 Volg.).


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