Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Giovedì 24 agosto 2017

Testimoniamo con intelligenza.

La festa di un apostolo ha sempre nella liturgia il rimando alla Chiesa. Oggi, la lettura dell'Apocalisse, nella visione della sposa dell'Agnello, ne mette in risalto tutti i pregi e lo splendore che le viene da Dio stesso. Il numero dodici è tra i più frequenti in questo breve brano; il fondamento poi su cui risiede tutta la costruzione sono i dodici apostoli ad indicare che la fede della Chiesa trova la sua ragion d'essere sull'esperienza che essi hanno avuto del Cristo morto e risorto e sulla testimonianza che ne hanno dato. Sappiamo che Bartolomeo è identificato con il personaggio del vangelo di Giovanni il cui nome è Natanaele. Figura ironica e sprezzante, ma altresì pronta a dare credito alle parole di Gesù, il quale lo rimbecca subito dicendogli che quelle cose dette erano quisquilie in confronto a ciò che avrebbe visto in seguito. Addirittura gli preannuncia una visione di gloria. Abbiamo detto che la risposta di Natanaele a Filippo appare carica di ironia, ma non è del tutto ingiustificata. Infatti, proviamo a immaginare la scena: arriva Filippo e con molta enfasi annuncia di aver trovato il Messia: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth!". Se uno ci facesse una rivelazione simile ex abrupto non risulteremmo molto gentili nella risposta! Da questo episodio insignificante, potremmo essere invitati a riflettere sulle modalità del nostro annunzio. Molti cristiani, sebbene con retta intenzione, quando parlano del Cristo lo fanno con tale enfasi da suscitare in chi li ascolta rifiuto di ciò che dicono, benché sia vero e santo. La semplicità della testimonianza, insieme ad una conoscenza illuminata dall'intelligenza della persona di Cristo, può evitare molte rispostacce e, al contrario, provocare interesse e coinvolgimento. Non facciamo insomma come chi va a visitare malati, anche molto gravi, e dice parole quali: "Come sei fortunato tu, a soffrire per Gesù", anche se ciò è vero e santo. La risposta a tale tipo di stupidità, credo sia sulla bocca di tutti noi.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Come pregare?

«Alcuni chiesero al padre Macario: "Come dobbiamo pregare?". L'anziano rispose loro: "Non c'è bisogno di dire vane parole, ma di tendere le mani e dire: - Signore, come vuoi e come sai, abbi pietà di me. Quando sopraggiunge una tentazione, basta dire: - Signore, aiutami!. Poiché egli sa cosa è bene per noi e ci fa misericordia".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'UMILTÀ

Il dodicesimo gradino dell'umiltà si sale quando il monaco non solo è umile nel suo cuore, ma anche nell'atteggiamento esteriore dà sempre prova di umiltà a chi lo osserva; e cioè: durante l'Ufficio divino, in chiesa, all'interno del monastero, nell'orto, per via, nei campi, dappertutto insomma, stando seduto o camminando o in piedi, tiene sempre il capo chino e lo sguardo fisso a terra; ritenendosi sempre colpevole per i suoi peccati e i suoi vizi e vedendosi già comparire di fronte al tremendo giudizio di Dio; e ripete continuamente in cuor suo ciò che, con gli occhi fissi a terra, diceva il pubblicano del vangelo: «Signore, non sono degno io peccatore di alzare gli occhi al cielo» (cf. Lc 18,13); e ancora col profeta: «Mi sono curvato e umiliato fino all'estremo» (Sal 37,9 Volg.).


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