Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Martedì 28 marzo 2017

Vai a casa tua.

L’Evangelista Giovanni ci racconta come, in un giorno di festa, Gesù salì a Gerusalemme, e c’era anche lui, assieme agli altri Apostoli, come sempre. Egli si diresse presso la porta delle pecore dove c’era la piscina, detta ‘Betzatà’, con cinque portici, e sotto i portici giacevano molti malati. Essi aspettavano là il miracolo della guarigione. Infatti ogni anno un Angelo discendeva dal Cielo, e il primo che s’immergeva in quell’acqua, mossa dalla presenza dell’Angelo, guariva. E c’era anche un uomo là, che da tanti anni era malato. Voleva essere guarito anche lui, ma ogni volta che arrivava l’Angelo nella piscina egli non riusciva mai ad arrivare in tempo per discendere nella piscina dell’acqua miracolosa. E Gesù, che sapeva la sua storia, gli chiese: “Vuoi guarire? Alzati, prendi la tua barella e cammina!”. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Per guarirlo era venuto dal Cielo addirittura il Re degli Angeli: era venuto Gesù in persona! Ma era un giorno di sabato, che per gli ebrei è festa di riposo assoluto, come per noi dovrebbe essere ogni domenica. Alcuni giudei, vedendo che quest’uomo portava, in giorno di sabato, la sua barella, lo rimproverano: “E’ sabato, e non ti è lecito portare la tua barella!”. Ed egli rispose: Sì, lo so che oggi è festa. Ma “Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi la tua barella e cammina!”. Egli non sapeva che il Giovane che l’aveva guarito era Gesù, ancora non lo conosceva. Ma lo incrociò nel tempio, e Gesù gli disse: “Ecco, sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio!”. Chiaramente Gesù ci dice che, almeno in questo caso, c’è un legame stretto fra l’infermità del malato e il peccato. Il peccato comunque porta sempre male, sia per l’anima che per il corpo. Evitiamolo a tutti i costi! Sentiremo anche noi, giustificati, perdonati e riempiti di grazia: "vai a casa tua".


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'abate Giovanni ha detto: «Questa parola è scritta nel Vangelo: "Quando Gesù chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro, le sue mani e i suoi piedi erano legati e il suo viso cinto da un lino; Gesù lo sciolse e lo congedò. Noi dunque abbiamo le mani e i piedi legati e il nostro viso è stato coperto con un lino dalle mani del nemico? Se dunque ascoltiamo Gesù, Egli ci slegherà da tutto questo e ci libererà dalla schiavitù di tutti questi cattivi pensieri. Saremo allora figli del Signore, riceveremo le promesse in eredità e saremo figli del Regno Eterno».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

SE I FRATELLI USCITI DAL MONASTERO DEVONO ESSERE ACCETTATI DI NUOVO

Se un fratello, che per propria colpa ha lasciato il (o è stato espulso dal) monastero, vorrà rientrare, prima prometta di emendarsi totalmente del difetto per cui è uscito; e allora sia accettato, ma all'ultimo posto per provare così la sua umiltà. Se poi uscirà di nuovo, potrà essere riammesso alle stesse condizioni fino alla terza volta; ma sappia che in seguito gli sarà negata ogni possibilità di ritorno.


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