preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
Oggi celebriamo l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Un momento significativo della missione di Cristo. Proprio a Gerusalemme si sta compiendo la sua missione terrena. Gesù vi entra osannato tra ali di folla, proclamato come il figlio di Davide, il Benedetto nel nome del Signore. Gesù entra a Gerusalemme nel tripudio dei rami frondosi tagliati. Percorre poi nell'acclamazione dell'Osanna del popolo in festa, le vie di Gerusalemme, usando come tappeto i mantelli gettati davanti ai suoi piedi. È la folla che si aspetta il messia per la rinascita di un potere esclusivamente terreno. La folla che ora è così pronta all'Osanna non tarderà poi a chiedere a gran voce a Pilato la crocifissione di colui che ora stanno festeggiando. L'aspettativa umana si è infranta mostrando la debolezza e la fragilità dei progetti nati solo dal desiderio umano. Gesù, per il suo ingresso messianico, contrappone infatti uno stile diverso. A quella folla così numerosa, Egli non fa corrispondere un corteo maestoso e sontuoso, degno dei più alti re terreni. Egli entra a cavallo di un'asina e con un puledro. Due glorie sono quindi a confronto; quella umana e quella di Dio. Gesù sarà glorificato nella sua donazione totale e ciò avverrà anche con l'ausilio inconsapevole della folla che incitava i romani alla sua crocifissione. È la gloria del Padre che si manifesterà con la potenza del suo Amore. La gloria che è desiderata dagli uomini, si realizza negli onori delle potenze terrene. Gesù, nel suo ingresso a Gerusalemme, mette a confronto queste due glorie. Gloria di Dio e gloria umana, che non vivono in una contraddittoria avversione ma sono accolte per comprendere il significato dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Osanniamo allora con gioia Gesù, come il vero Re, re di pace e di misericordia, chiedendo che in tutto sia sempre glorificato Dio.
Disse un anziano: «Senza la sorveglianza delle labbra è impossibile all'uomo progredire anche in una sola virtù; poiché la prima delle virtù è la sorveglianza delle labbra».
LA MISURA DEL CIBO Per il pasto quotidiano - abbia esso luogo a sesta o a nona - noi pensiamo che siano sufficienti in tutte le stagioni due pietanze cotte, per riguardo alle infermità dell'uno o dell'altro dei fratelli; cosicché chi non può cibarsi di una, si nutra con l'altra. Quindi due pietanze cotte bastino a tutti; e se ci fosse la possibilità di avere frutta e legumi freschi, se ne aggiunga una terza. Di pane sarà sufficiente una libbra di buon peso al giorno, sia quando si fa un pasto solo sia quando si pranza e si cena. Che se si deve anche cenare, il cellerario metta da parte un terzo di quella libbra e lo passi a cena.
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