Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Martedì 09 aprile 2013

Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?

Nicodemo cerca la verità. Perciò la prima esigenza è di rompere la sua mentalità, il suo modo di vedere e di pensare; occorre che Nicodemo cambi atmosfera. La verità che Gesù presenta e che traspare dai suoi segni, non è percepibile ai sensi; li trascende. Essa è il Regno di Dio in atto, è la vita eterna; per accedervi occorre una nuova nascita. La sfera del divino è localizzata in alto: per nascere alla vita divina occorre sbocciare da un seme dall'alto. Ogni nascita dall'alto è una nuova nascita, una rinascita. Quanto afferma Gesù è una realtà che egli conosce perché l'ha vista presso il Padre, realtà che sorpassa l'intelligenza umana e che quindi dagli uomini può essere accettata solo per fede. Viene poi accostata la crocifissione di Gesù all'elevazione del serpente. Come questa elevazione, anche la passione di Gesù entra nel piano divino: è necessario che ciò avvenga. Sia il serpente sia il Cristo rappresentano un misterioso paradosso: il serpente, che la tradizione giudaica univa tanto strettamente all'origine della morte, è innalzato morto e diviene vivificatore e simbolo della vita eterna. Ugualmente Gesù, colpito dalla morte più brutale, effonde torrenti di vita. La vita ha una sola fonte: Dio. Al serpente come al Cristo, gli uomini però devono volgere i loro sguardi: la vita non viene data agli uomini senza una loro rispondenza e attività. Tanto il serpente quanto Gesù hanno una stretta solidarietà con la malattia che guariscono. La fede nel Figlio dell'uomo in croce è l'ultima spiegazione che Gesù dà a Nicodemo circa il mistero della generazione spirituale: la vita dall'acqua e dallo Spirito Santo si effonde sugli uomini in virtù del Cristo crocifisso.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Un anziano diceva: «Non far mai nulla senza pregare e non avrai rimpianti».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I FRATELLI INFERMI

Per gli infermi ci sia un locale a parte destinato a tale scopo e un fratello infermiere pieno di timor di Dio, diligente e premuroso. L'uso dei bagni agli infermi si conceda ogni volta che è necessario; ai sani invece, specialmente ai più giovani, si permetta più di rado. Ai fratelli molto malati e ai più deboli si conceda anche di mangiare carne per rimettersi in forze; ma appena si siano ristabiliti, tutti si astengano dalle carni, come di consueto. Quindi l'abate abbia sommamente a cuore che gli infermi non siano trascurati dal cellerario o dagli assistenti; è responsabile lui di ogni mancanza dei discepoli.


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