Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Sabato 23 febbraio 2013

Amate i vostri nemici.

Dio sceglie un suo popolo. Ma essere stato scelto da Dio implica alcune premesse e conseguenze personali: “Tu sarai per lui un popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi”. Il rapporto di comunione con Dio implica per la comunità un impegno reciproco. Dio rimarrà sempre fedele, anche se il popolo tradirà il patto. Questo Signore è “tuo Dio” che ha preso l'iniziativa, per un amore gratuito nei confronti di tutti. Senza moralismi inopportuni, la nostra sarà una risposta di fedeltà sincera e gioiosa. “Beato chi cammina nella legge del Signore”. Nell'Antico Testamento e nella morale pratica, l'antitesi “amare - odiare” era un principio di comportamento. Matteo attesta che Gesù ha modificato quella norma e quel sistema pratico prescrivendo una carità senza restrizioni, una preghiera espressa a beneficio di tutti. È una conseguenza dell'amore del Padre per noi: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. L'istinto umano primario è superato dall'accettazione di valori teologici e spirituali che caratterizzano i nuovi rapporti sociali e comunitari. Il punto di partenza è il rispetto della sacralità della vita, dono di Dio che nessun uomo è autorizzato a cancellare; la solidarietà è una delle caratteristiche della testimonianza evangelica e cristiana. Pace agli uomini che Dio ama.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Come pregare?

«Alcuni chiesero al padre Macario: "Come dobbiamo pregare?". L'anziano rispose loro: "Non c'è bisogno di dire vane parole, ma di tendere le mani e dire: - Signore, come vuoi e come sai, abbi pietà di me. Quando sopraggiunge una tentazione, basta dire: - Signore, aiutami!. Poiché egli sa cosa è bene per noi e ci fa misericordia".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'UMILTÀ

Il dodicesimo gradino dell'umiltà si sale quando il monaco non solo è umile nel suo cuore, ma anche nell'atteggiamento esteriore dà sempre prova di umiltà a chi lo osserva; e cioè: durante l'Ufficio divino, in chiesa, all'interno del monastero, nell'orto, per via, nei campi, dappertutto insomma, stando seduto o camminando o in piedi, tiene sempre il capo chino e lo sguardo fisso a terra; ritenendosi sempre colpevole per i suoi peccati e i suoi vizi e vedendosi già comparire di fronte al tremendo giudizio di Dio; e ripete continuamente in cuor suo ciò che, con gli occhi fissi a terra, diceva il pubblicano del vangelo: «Signore, non sono degno io peccatore di alzare gli occhi al cielo» (cf. Lc 18,13); e ancora col profeta: «Mi sono curvato e umiliato fino all'estremo» (Sal 37,9 Volg.).


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