Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Sabato 29 settembre 2012

Angeli, messaggeri del Signore per gli uomini.

Le Chiese d'occidente fanno oggi memoria degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, insieme a tutte le altre schiere angeliche, anche se il 2 Ottobre viene celebrata un'altra memoria degli angeli, sotto il titolo di “Angeli custodi”, proprio perché la Divina Provvidenza ha affidato noi a tale protezione. Questi Spiriti Beati che sono al cospetto di Dio, secondo tutta la tradizione biblica, riassunta nella lettera agli Ebrei, “sono spiriti inviati da Dio al servizio di coloro che devono ereditare la salvezza”. Solo questi tre in tutta la tradizione biblica hanno un nome particolare e significativo in base alla missione che debbono svolgere. Michele, il cui nome ebraico significa 'Chi è come Dio?', è l'arcangelo difensore contro lo spirito del male e i suoi collaboratori; il protettore degli amici di Dio; è colui che veglia sul popolo. Gabriele, 'forza di Dio', è l'arcangelo inviato a portare i lieti annunci: la nascita del Battista e quella di Gesù; inoltre già nell'Antico Testamento aveva rivelato al profeta Daniele i tempi della salvezza. Raffaele, 'Dio ha guarito', è anch'egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio; egli ha una funzione di assistenza; accompagna Tobia nel suo viaggio e gli guarisce il padre dalla cecità. Alla meraviglia di Nicodemo di essere stato visto prima che lui si fosse accorto (è il testo celebrativo), Gesù aggiunge: “vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo”. Siamo costruttori di una storia che ha Cristo al suo centro e al suo termine. Il combattimento durerà sino alla fine dei tempi, ma al nostro fianco ci saranno gli arcangeli, guidati da Michele. Questa realtà che i nostri occhi non sanno vedere ci è stata rivelata, affinché combattiamo la buona battaglia e così affrettiamo il compimento del regno di Dio.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Fu domandato a un anziano: «Come avviene che io mi scoraggi senza tregua?». «Perché non hai ancora visto la meta», rispose.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

QUALE DEVE ESSERE IL CELLERARIO DEL MONASTERO

Come cellerario del monastero sia scelto uno dei membri della comunità che sia saggio, maturo, sobrio, non mangione, non superbo, non turbolento, non insolente, non gretto, non prodigo, ma pieno di timor di Dio e che sia come un padre per tutta la comunità. Abbia cura di tutti; non faccia nulla senza il consenso dell'abate; si attenga agli ordini ricevuti. Non contristi i fratelli; se per caso uno di loro gli chiede qualcosa fuori posto, non lo rattristi respingendolo con disprezzo, ma con buone ragioni e con umiltà dica di no alla sua richiesta inopportuna. Abbia cura della propria anima, memore sempre di quel detto dell'apostolo che chi avrà ben servito si acquisterà un grado onorifico (1 Tm 3,13). Riservi ogni premura con la massima sollecitudine specialmente agli infermi, ai fanciulli, agli ospiti e ai poveri, ben sapendo che di tutti questi dovrà rendere conto nel giorno del giudizio.


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