Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Sabato 29 ottobre 2011

Il nostro posto: vicino o lontano...

Il Vangelo di oggi ci invita ad ingaggiare in modo giusto la nostra lotta: non già per ottenere i primi posti ma gli ultimi, è questa la logica di Dio seguita da Cristo e da quanti ne hanno voluto ricalcare le orme. Non è una questione di buona educazione o di tattiche politiche far passar avanti gli altri, ma è una questione di vita o di morte; scegliere l'umiltà è scegliere Dio, è scegliere di entrare per la porta stretta della morte di Cristo per entrare nel banchetto della sua risurrezione. Solo l'umiltà ci porta a conoscere Dio, per cui come dice sant'Ignazio di Loyola il fine ultimo di ogni apostolato è portare gli uomini all'umiltà. La liturgia di oggi ci invita dunque a capovolgere il nostro metro di valutazione onorando e amando i più poveri e facendoci noi stessi poveri, piccoli per sentirci chiamare «amici» da colui che si è fatto povero per noi. Dio ci ama così come siamo, cioè humus, terra per innalzarci alla sua gloria. E ciò che ha vissuto la Madonna che in questo mese abbiamo pregato in modo del tutto particolare con il Rosario, Maria ha conosciuto Dio grazie alla sua umiltà perché vuota di sé, ha posto in Dio tutta la sua speranza fino a divenire sua dimora. Affidiamo il nostro apostolato alla Madonna con questa splendida preghiera: «Ascolta, figlia,... il Re si è innamorato dello splendore della tua bellezza e si è degnato di preparare per sé nella sua terra una dimora purissima, ottiènici quindi da Lui che versi in noi la straordinaria dolcezza del desiderio di Lui, così che restiamo dedicati al suo servizio in questa vita e dopo il nostro passaggio arriviamo senza confusione a colui che da te è nato» (Orazionario visigotico).


Apoftegmi - Detti dei Padri

Alcuni anziani si recarono in visita da Abba Poemen e chiesero: "Secondo te, quando in chiesa sorprendiamo i nostri fratelli a sonnecchiare, è opportuno pizzicarli per farli svegliare?". L'anziano rispose: "Se vedessi un fratello sonnecchiare, gli appoggerei la testa sulle mie ginocchia e lo lascerei riposare".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

IL SEGNALE PER L'ORA DELL'UFFICIO DIVINO

La cura di dare il segnale per l'Ufficio divino di giorno e di notte l'abate la prenda lui personalmente, oppure la affidi a un fratello molto sollecito, in modo che tutto si compia alle ore stabilite. In quanto ai salmi e alle antifone, le cantino da soli dopo l'abate soltanto i fratelli che ne hanno avuto il compito, seguendo il loro turno. E non ardisca cantare o leggere se non chi è in grado di compiere tale ufficio in modo da edificare chi ascolta; e ciò sia fatto con umiltà e gravità e riverenza; e soltanto da chi ne abbia avuto l'incarico dall'abate.


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