Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[menu] [seleziona le letture da stampare]
 

Commento alle Letture

Mercoledì 14 novembre 2007

La fede e la gratitudine, la guarigione e la salvezza.

Il Signore nel suo peregrinare tra le miserie del mondo incontra tutte le nostre umane povertà fisiche e spirituali e a tutti, senza distinzione, offre il suo divino soccorso. L'universalità e l'imparzialità della sua missione gli viene riconosciuta anche dai suoi peggiori nemici. I discepoli dei farisei gli dicono: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno". Oggi gli si accostano coraggiosamente dieci lebbrosi, emarginati dal consorzio umano e completamente segregati. La loro preghiera ci ricorda quella del pubblicano, che prega dal fondo del tempio, a distanza e non osa neanche di levare gli occhi al cielo. Anche i lebbrosi: "Fermatisi a distanza, alzarono la voce dicendo: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi". Implorano una pietà che solo da Cristo poteva sgorgare. Infatti egli intima loro di recarsi dai sacerdoti del tempio per avere da loro la certificazione della loro guarigione. La loro fede è sicuramente accompagnata da una ferma speranza perché essi non esitano ad andare "E mentre essi andavano, furono sanati". In nove proseguono la loro strada, soddisfatti della loro prodigiosa guarigione. Uno solo, un samaritano, uno straniero, un infedele diremmo oggi, "Vedendosi guarito tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo". Al grido accorato della preghiera impetratoria, egli fa seguire ora il grido della lode e della gratitudine. Aveva già ottenuto il dono della guarigione ora si sente dire: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!». Quando la fede, l'umile preghiera e la sincera e doverosa gratitudine sfociano nell'amore a Dio, si ottiene quel che non si osa sperare: la salvezza. È motivo di incoraggiamento per noi se siamo capaci, con la stessa intensità del lebbroso guarito, di dire ogni giorno la nostra lode a Lui, esprimergli nella preghiera migliore quell'inno di grazie, che incessantemente cantano i santi nel cielo.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Uno degli anziani era solito dire: All'inizio, quando ci trovavamo, eravamo soliti parlare di qualcosa di buono per le nostre anime. Continuando così siamo saliti fino al cielo. Ma adesso quando ci troviamo passiamo il tempo a criticare tutto e ci trasciniamo l'un l'altro nell'abisso.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

COME DEVONO ESSERE ACCOLTI GLI OSPITI

Alla foresteria sia pure designato un fratello dall'animo pieno di timor di Dio; in essa si dispongano un numero sufficiente di letti arredati, in modo che la casa di Dio sia amministrata con saggezza e da uomini saggi. Con gli ospiti poi non si intrattenga in alcun modo e non parli se non chi ne abbia ricevuto il permesso; ma se qualcuno li incontra o li vede, li saluti umilmente, come abbiamo detto e, chiesta la benedizione, passi oltre dicendo che non gli è consentito fermarsi a conversare con gli ospiti.


home  |  commento  |  letture  |  santi  |  servizi  |  archivio  |  ricerca  |  F.A.Q.  |  mappa del sito  |  indice santi  |  preghiere  |  newsletter  |  PDA  |  WAP  |  info


Questa pagina è in una versione adatta alla stampa, agli smartphone e ai PDA.
URL: https://liturgia.silvestrini.org/p/commento/2007-11-14.html
Versione completa online:
https://liturgia.silvestrini.org/commento/2007-11-14.html

i-nigma smart code
SmartCode: https://www.i-nigma.com/