Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Venerdì 01 giugno 2007

Siamo uomini di preghiera?

Il mese di giugno, mese dedicato al ricordo dell'amore di Cristo verso l'umanità attraverso la devozione del Cuore di Cristo, inizia con la memoria liturgica del martire S. Giustino, vissuto nel II° secolo e ucciso in odio alla fede. Originario di Nablus (Samaria), convertitosi al Cristianesimo, elaborò una sintesi del pensiero cristiano. Trasferitosi a Roma, vi aprì una scuola dove teneva "tavole rotonde" su temi religiosi. Nella formazione dei catecumeni mette in stretta relazione il Battesimo e l'Eucaristia. Difende la Chiesa contro gli attacchi dei pagani e paga con il proprio sangue sotto il Prefetto Rustico la sua fedeltà al Signore. La liturgia della parola della feria ci invita a fare l'elogio di uomini illustri non solo dell'Antico testamento ma anche dei testimoni della fede, dei Santi che in modi e tempi diversi hanno saputo dare testimonianza eroica di amore al Signore. Il brano del vangelo ci invita a portare frutto nella vita per non avere la sorte del fico infruttuoso, come anche di far sì che i nostri corpi, tempio della divinità, non siano profanati da pensieri, da affetti, da comportamenti che sono in contrasto con la presenza di Dio in noi. Ma tutto questo suppone una fede forte, capace di dare un vero significato alla nostra vita. Nella nostra debolezza e fragilità ci saranno di grande conforto e incoraggiamento le parole rassicuranti di Gesù: "Tutto quello che domanderete nella preghiera, vi sarà accordato". Ma... siamo davvero uomini di preghiera?


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'abba diceva: "Grande sicurezza contro il peccato è la lettura delle Sacre Scritture".


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

I MONACI PELLEGRINI

Se un monaco pellegrino arriva da regioni lontane e chiede di abitare come ospite in monastero, se è soddisfatto delle usanze che trova nel posto senza turbare la comunità con le sue pretese, ma si accontenta con semplicità di quello che trova, sia accolto per quanto tempo desidera. Che se poi ragionevolmente e con umile carità fa qualche osservazione o dà qualche suggerimento, l'abate rifletta prudentemente se il Signore non lo abbia mandato proprio per questo.


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