Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[menu] [seleziona le letture da stampare]
 

Commento alle Letture

Martedì 27 marzo 2007

Chi crede in lui ha la vita eterna.

Fino al 24 marzo, la liturgia eucaristica utilizzava i prefazi propri della Quaresima; da oggi si leggono i prefazi della Passione. Il brano del libro dei Numeri riferisce un ennesimo episodio di mormorazione degli israeliti durante l'esodo. Malgrado tanti segni di provvidenza divina, aggrediscono Mosè per l'insufficienza del nutrimento. Il castigo è immediato: serpenti velenosi uccidono parecchie persone. Il popolo pentito chiede a Mosè di intercedere presso il Signore. Con la costruzione di un serpente di rame da fissare su un'asta, il rimedio è concreto; chi lo guarda sarà salvo. Il gesto religioso ideato da Dio, consente di evitare pratiche idolatriche. Il serpente elevato da terra diviene un segno che annunzia Cristo elevato sulla croce e diventato sorgente di salvezza e di vita. Nel vangelo di Giovanni, nuovamente Gesù afferma il contrasto tra un "io" sempre più deciso, e un "voi" che significa incomprensione ("non capirono che egli parlava loro del Padre"), rifiuto ("morirete nei vostri peccati"), distanza ("di quaggiù", "di questo mondo", in contrasto con "di lassù", "non di questo mondo"). Tuttavia l'invito a credere è insistente: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'Uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo". Riflettendo sulle affermazioni di Gesù, si era in grado di capire la sua identità. "A queste sue parole, molti credettero in lui". Il dono della fede non è automatico e non si impone; la nostra condotta ripete talvolta un certo nostro allontanamento spirituale dal Signore. Aderire a Cristo, che è segno di contraddizione, non è facile, perché la salvezza è proposta dalla croce. Contemplando la croce, la fede insegna che il Crocifisso è per noi vita, verità, via. La venerazione della Croce, nel Venerdì Santo, ce lo ripeterà.


Apoftegmi - Detti dei Padri

Un anziano disse: «Se l'uomo fa la volontà del Signore, non finisce mai di udire la voce interiore».


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

QUELLI CHE PIÙ VOLTE RIPRESI NON VOGLIONO CORREGGERSI

Se un fratello, ripreso più volte per una qualsiasi colpa, se anche scomunicato, neppure così si sarà corretto, si usi con lui una punizione più severa, cioè lo si sottoponga al castigo delle battiture. Ma se nemmeno così si vorrà emendare, anzi levatosi in superbia - che non sia mai! - oserà addirittura difendere la sua condotta, allora l'abate agisca come un medico esperto: se ha adoperato i lenitivi, gli unguenti delle esortazioni, i farmaci delle divine Scritture e infine le bruciature della scomunica o delle piaghe delle verghe, e costata ormai che a nulla approdano le sue industrie, faccia ricorso - ciò che vale di più - alla preghiera sua e di tutti i monaci, affinché il Signore, a cui tutto è possibile, operi la guarigione del fratello infermo. Ma se neppure così quegli guarirà, allora l'abate usi senz'altro il ferro dell'amputazione, come dice l'apostolo: «Togliete il malvagio di mezzo a voi» (1 Cor 5,13); e ancora: «Se l'infedele vuole andarsene, se ne vada» (1 Cor 7,15), perché una pecora infetta non contagi tutto il gregge.


home  |  commento  |  letture  |  santi  |  servizi  |  archivio  |  ricerca  |  F.A.Q.  |  mappa del sito  |  indice santi  |  preghiere  |  newsletter  |  PDA  |  WAP  |  info


Questa pagina è in una versione adatta alla stampa, agli smartphone e ai PDA.
URL: https://liturgia.silvestrini.org/p/commento/2007-03-27.html
Versione completa online:
https://liturgia.silvestrini.org/commento/2007-03-27.html

i-nigma smart code
SmartCode: https://www.i-nigma.com/