Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Martedì 09 novembre 2004

“Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”.

Gesù, modello di ogni virtù, perfettissimo nella sua natura umano – divina, si propone a tutti noi particolarmente per la sua mitezza e per la sua umiltà. Oggi però, preso da santo zelo per la casa del Padre, ridotta ad una spelonca di ladri e infestata da venditori e cambiavalute, mostra la sua giusta ira e il suo santo sdegno. L'evangelista ci racconta:"Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». Il tempio era ritenuto la dimora di Dio con gli uomini, il luogo dove più viva era la sua presenza, era anche il segno visibile di un'unica fede, nell'unico Dio, del popolo eletto. Luogo di preghiera e di culto e non di mercato. Gesù, sollecitato poi dai soliti suoi nemici, che vogliono comprendere con quale autorità egli si permetta di agire in tal modo, fa un passaggio dal tempio fatto di pietre e il tempio del suo corpo e lancia loro una sfida: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». È evidente per noi l'allusione alla sua morte e risurrezione. È mirabile per la nostra fede la certezza che il corpo di Cristo è il tabernacolo di Dio. È gratificante e sublime quanto ci ricorda S. Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?". La nostra riflessione oggi coincide con la dedicazione della Basilica Lateranense. Ci offre però una magnifica occasione per esaminarci sul rispetto che riserviamo alla casa di Dio che ogni giorno ci accoglie, e ancora di più sul rispetto che abbiamo verso il Signore che ivi ha stabilito la sua dimora tra noi. Non da ultimo siamo felicemente indotti a considerare la sacralità del nostro corpo, tempio sacro dello spirito in cui inibita la divinità perché deificati in Cristo.


Apoftegmi - Detti dei Padri

L'Abba Pastor disse: Se una cassa piena di abiti viene abbandonata per lungo tempo, gli abiti contenuti in essa marciscono; così sono anche i pensieri nel nostro cuore. Se non li metteremo in atto concretamente, nel tempo si deformeranno e marciranno.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

L'ORATORIO DEL MONASTERO

L'oratorio deve essere ciò che il suo nome significa; null'altro perciò vi si faccia o vi si deponga. Terminato l'Ufficio divino, tutti escano nel più assoluto silenzio con gran rispetto a Dio; di modo che se un fratello volesse continuare a pregare da solo, non ne sia impedito dall'altrui importunità. Ma anche in altri momenti, se qualcuno desidera pregare in segreto da solo, entri semplicemente e preghi, non a voce alta ma con lacrime e fervore di cuore. Perciò, a chi non si comporta in questo modo non sia permesso rimanere nell'oratorio quando è terminato l'Ufficio divino, come abbiamo detto, perché gli altri non siano disturbati.


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