Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

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Commento alle Letture

Martedì 25 novembre 2003

Il crollo del tempio.

Spesso l'uomo crede di aver realizzato qualcosa di indistruttibile, di perenne e ciò soprattutto quando si tratta di realtà umane a cui si annette uno speciale valore e significato. Lo pensavano anche gli ebrei del loro maestoso tempio di Gerusalemme, segno per loro della divina presenza, della speciale predilezione di cui godevano e del loro prestigio e grandezza. Non avevano compreso che quella splenditi realtà era legata ad un patto di alleanza e di fedeltà . tutto crolla quando la fede viene meno e l'ipocrisia impera. Prima della distruzione del tempio si è infranto colpevolmente quel patto, quel legame e quel vincolo. A quel punto il tempio non ha più motivo di esistere, sarebbe un segno bugiardo. Viene quindi condannato alla distruzione perché assuma un altro significato, quello di una distruzione del male, dell'egoismo, della presunzione. Sono questi in primo luogo gli eventi terrificanti di cui parla il Vangelo. La vera catastrofe è sempre originata dal peccato e dall'infedeltà a Dio. Viene da pensare che anche le nostre splendide chiese potrebbero assumere le stesse caratteristiche del tempio di Gerusalemme se non le viviamo co0me segno di comunione vera con Dio e tra di noi. Il tempio, la chiesa è tale solo se coloro che li frequentano esprimono coerentemente nel culto e nella vita l'autenticità della fede. Possiamo perciò essere noi a sconsacrare e distruggere templi e chiese. "Dov'è carità e amore lì c'è Dio", ne consegue che dove non c'è amore e fraternità Dio viene cacciato e una chiesa senza Dio diventa un normale e comune locale di umane adunanze.


Nel nostro Monastero:
Ore 15.30 - Riparazione al Santo Volto:
* Santa Messa
* Adorazione Eucaristica

Ore 19.00 - I Vespri solenni - San Silvestro Abate

Apoftegmi - Detti dei Padri

L'Abba Pastor disse: Non abitare in un posto dove ti accorgi che gli altri ti invidiano, perché là non potrai crescere.


Dalla Regola del nostro Santo Padre Benedetto

NORME PER L'ACCETTAZIONE DEI FRATELLI

Colui che deve essere ammesso prometta nell'oratorio alla presenza di tutti la sua stabilità, la conversione dei suoi costumi e l'obbedienza, davanti a Dio e ai suoi Santi, perché se un giorno dovesse agire diversamente, sappia che sarà condannato da Dio stesso del quale si prende gioco. Di questa sua promessa rediga una carta di professione a nome dei Santi di cui lì si conservano le reliquie e dell'abate presente. Tale carta di professione la scriva di sua mano lui stesso; oppure, se non sa scrivere, la scriva un altro a sua richiesta e il novizio vi apponga un segno; e poi di sua mano la deponga sull'altare. Dopo averla deposta, il novizio intoni subito questo versetto: «Accoglimi, Signore, secondo la tua parola e avrò la vita: non deludermi nella mia speranza» (Sal 118,116). Tutta la comunità ripeta per tre volte il versetto, aggiungendovi il Gloria Patri. Allora il fratello novizio si prostri ai piedi di tutti, perché preghino per lui; e da quel momento sia ormai annoverato tra i membri della comunità.


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